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Violenza domestica in una coppia gay, applicato il codice rosso nei confronti del marito violento

Violenza domestica in una coppia gay, applicato il codice rosso nei confronti del marito violento
Violenza domestica in una coppia gay, applicato il codice rosso nei confronti del marito violento

Nell’ultima lite per gelosia, avvenuta qualche giorno fa, gli aveva spaccatto sulla schiena il manico di una scopa. E i vicini, allarmati da quei rumori, avevano avvertito subito le forze dell’ordine che, raggiunto l’appartamento della coppia, avevano constatato che in quella casa, poco prima, si era consumata una violenza. È accaduto il 20 dicembre scorso, a Milano, in un palazzo in zona Giambellino, dove un uomo è stato arrestato dalla polizia per aver colpito il compagno e per maltrattamenti in famiglia.

L’applicazione della nuova misura

A distanza di qualche giorno dall’episodio, però, in questo caso, le forze dell’ordine con i pubblici ministeri hanno attivato nei confronti del coniuge violento il codice rosso, la legge che tutela le vittime di violenza domestica approvata nel luglio scorso. In base a quanto previsto dalla nuova misura, quando viene avviata questa procedura, è prevista una corsia preferenziale per le denunce, indagini più rapide e l’obbligo per i pm di ascoltare le vittime entro tre giorni. Con la nuova norma, applicata anche in questa circostanza, viene accelerato il corso delle inchieste per evitare che i tempi più lunghi rallentino e pregiudichino la tempestività degli interventi contro i reati di maltrattamenti, violenza sessuale, stalking e di lesioni aggravate, se commessi all’interno di contesti familiari o nell’ambito di relazioni di convivenza.

Le (ripetute) violenze

In base a quanto ricostruito, la coppia in questione si era formata dietro le sbarre del carcere: entrambi, infatti, erano detenuti per reati contro il patrimonio. I due uomini, infatti, si erano sposati l’anno scorso con il rito dell’unione civile. Ma la gelosia di uno dei due partner aveva reso difficile e molto complicata sia la relazione, sia la convivenza. Così dopo litigi, riconciliazioni, promesse e diversi episodi di violenza, qualche giorno fa si era riproposta l’aggressione. L’ennesima, visto che, come riporta il Corriere della sera, la Volante era intervenuta altre quattro volte negli ultimi otto mesi in quell’abitazione. In quest’ultima circostanza, però, la polizia era arrivata abbastanza velocemente da cogliere quasi in flagranza di reato il coniuge violento. Sul corpo della vittima, infatti, ancora i segni delle percosse.

Il racconto della vittima

L’uomo, che era stato chiuso in bagno dopo essere stato picchiato dal marito, all’arrivo delle forze dell’ordine aveva deciso di raccontare tutto. Degli atteggiamenti del compagno, dei litigi continui e della gelosia che gli aveva reso la vita particolarmente difficile. I due, che avevano iniziato la loro convivenza appena usciti dal carcere, si erano trasferiti nel palazzo del Giambellino. In base a quanto ricostruito, la vittima avrebbe raccontato alla polizia i comportamenti del compagno che, in più di un’occasione, lo avrebbe perso a schiaffi e lo avrebbe chiuso all’interno di una stanza per impedirgli di uscire.

La rottura e il ritorno

Esasperato da quei comportamenti, il coniuge aveva lasciato l’appartamento che divideva con il partner ed era tornato a vivere con la madre. Ma poi si era lasciato convincere dal marito a ricucire i rapporti con lui, il quale, come spesso succede in queste circostanze, gli aveva giurato che non avrebbe mai più adottato comportamenti di quel genere. Ma dall’ottobre scorso, con il suo ritorno a casa, erano ricominciate anche le liti e le condotte violente dell’uomo.

L’arresto

Dopo l’ultima (e più violenta) aggressione, però, il compagno violento è stato arrestato e ora si trova in carcere. Nell’interrogatorio avrebbe detto: “Lui (riferendosi al compagno, ndr) è un eroinomane autolesionista, si taglia con le lamette, rompe gli oggetti di casa, ho avviato le pratiche di separazione ma lui chiede sempre di proseguire la relazione perché penso sia interessato ai miei soldi, io lo amo ma lui ta con me per interesse”. E ancora: “Effettivamente abbiamo avuto discussioni violente. Effettivamente andando a lavorare chiudevo la porta a casa lasciandolo dentro, ma ciò per sua richiesta”. Il giudice per le indagini preliminari non ha creduto alla versione dell’uomo: “Le sue dichiarazioni sono prive di riscontro, mentre le accuse della persona offesa sulle percosse ricevute dal coniuge sono riscontrate dai certificati medici”.