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Una pietra sul mistero: quando fu trovata la tomba di Manolo

La tomba di Ljubisa Vrbanovic, il bandito dagli occhi gialli – © www.giornaledibrescia.it

Sono le 22 e qualche minuto. Il telefono si mette a suonare, proprio quando la giornata in redazione è arrivata agli sgoccioli. Sul display compare «numero sconosciuto». Sconosciuta è pure la voce all’altro capo della cornetta. «Il signor Guido ora può stare tranquillo, che mio padre è deceduto» mi dice con l’italiano che si impara al campo nomadi la figlia di Ljubisa Vrbanovic. È la sera del 23 marzo del 2017.

Il processo a Manolo sta riprendendo, pure se senza convinzione. Violeta, così sostiene di chiamarsi la donna, mi racconta di aver appena visto un’intervista in tv in cui Viscardi dichiara di non credere al certificato di morte dell’uomo che gli ha azzerato la famiglia. Mi dice di aver scoperto da poco non solo che Manolo è deceduto, ma pure che era suo padre. «Ho subito chiesto a mia mamma se conosceva il bandito slavo accusato della strage di Pontevico – mi spiega la giovane donna -, e lei mi ha raccontato tutto. Della loro relazione, della mia nascita, ma pure delle sue rapine e della sua morte. Scoprire l’identità del padre e scoprire che era un feroce bandito a trent’anni non è bello. So che è sepolto al cimitero di Ilicevo, là troverà la sua tomba».

LA FIGLIA

Una pietra sul mistero: quando fu trovata la tomba di Manolo

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