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Un marziano a Milano: “La differenza fa più male se è anche nella malattia”

Un marziano a Milano:
Un marziano a Milano: "La differenza fa più male se è anche nella malattia"

Fatta l’Italia (così così), fatti anche noi italiani (difettosi non poco), non ci resta che fare un orologio che valga per tutti. Un bel cronometro gigante, che funzioni al millisecondo segnando la stessa ora – almeno quella – ogniddove nel Paese. Oggi non è così. E la cosa più insopportabile è dover prendere atto che alcuni altrettanto insopportabili cliché hanno un oggettivo fondamento di realtà. Lo scorso weekend sono stato a Roma, ospite di una coppia di amici. Li chiamerò Alfa e Omega.

Approfittando del mio trasferimento a Milano, Alfa e sua moglie Omega mi hanno raccontato una storia che vi inoltro volentieri.

La madre di Alfa è malata di Alzheimer, la mamma di Omega pure. La madre di Alfa vive a Roma, quella di Omega a Milano. Sia Alfa che Omega hanno richiesto per i genitori il sostegno pubblico previsto dalla legge. Per la mamma di Alfa la pratica è stata approvata 2 anni dopo. Per la mamma di Omega il tempo di attesa è stato di tre mesi. Ventuno mesi di differenza. Fine della storia. Eccola qui, rubando il titolo ad un maestro del nostro mestiere, la disunità d’Italia. Quella che mi fa salire sul treno per tornare a casa triste, arrabbiato e impotente nella battaglia contro gli stereotipi e le semplificazioni. Perché qui c’è ben poco di semplificato: i miei amici sono una famiglia affettivamente solidale ed economicamente stabile, quindi ventuno mesi passano, ma quanto durano ventuno mesi per una famiglia che vive di un solo reddito, magari precario? Questa differenza è intollerabile. E non è un problema dei romani o dei milanesi, ma degli italiani. Se siamo un solo Paese, il tempo deve scorrere uguale per tutti. Altrimenti perfino la parola “Italia” finirà per essere percepita come il più beffardo dei nostri cliché.