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Uccise il suocero accusato di abusi sulla figlia, condannato a vent’anni di carcere

Uccise il suocero accusato di abusi sulla figlia, condannato a vent’anni di carcere
Uccise il suocero accusato di abusi sulla figlia, condannato a vent’anni di carcere

È stato condannato a 20 anni di carcere, in abbreviato, il 35enne accusato di avere sparato e ucciso il suocero che era accusato di avere abusato della nipotina, cioè della figlia dell’assassino. L’omicidio avvenuto a Rozzano, in provincia di Milano, risale al 25 febbraio dello scorso anno. Il complice dell’assassino, accusato di averlo accompagnato in motorino sul luogo del delitto, è stato condannato a 18 anni di carcere. Il gup Aurelio Barazzetta ha riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. Erano accusati di omicidio volontario premeditato e il pm aveva chiesto due ergastoli.

L’assassino e il suo complice si erano costituiti dai carabinieri il giorno dopo il delitto avvenuto accanto al supermercato “Il Gigante” in viale Lazio a Rozzano. Accompagnati dal loro avvocato, si erano presentati alla tenenza di Rozzano l’ex genero della vittima dell’agguato, E.S. le iniziali, pregiudicato di 35 anni, e A.M., di 28. A compiere materialmente l’omicidio è stato il genero della vittima: il 34enne ha scaricato i proiettili con lo stile di una vera e propria esecuzione. E il movente, secondo quanto raccontato dall’omicida, sarebbe stata appunto una vicenda di presunti abusi da parte della vittima sulla figlia dell’assassino.

Il giudice ha diposto il risarcimento simbolico di un euro all’ex compagna dell’uomo che si era costituta parte civile. “Sulla concessione delle generiche aspettiamo le motivazioni – afferma Lara Benetti, legale della donna – Il pm aveva chiesto l’ergastolo, sostenendo che non era possibile concedere le generiche perchè la confessione dell’uomo che ha sparato era un atto dovuto e la ricostruzione fatta da lui a tratti grottesca e con diversi cambi di versione. Inoltre, non ha mostrato resipiscenza”.

Tuttavia, riguardo alla concessione delle generiche, il legale fa notare che la condanna a 20 anni “è un motivo di speranza che un giorno lui esca e si confronti con la figlia e che possa maturare qualcosa nella sua testa. Nella mia assistita non c’era voglia di vendetta, ma volontà di giustizia. Voleva che la figlia capisse che l’atto del padre è stato totalmente sbagliato, qualunque cosa avesse fatto il nonno”.

Il giorno dell’omicidio l’ex compagna del killer era in Tribunale a Milano assieme alla bambina che stava raccontando, in audizione protetta davanti a un gip, gli abusi subiti dal nonno. “La mia assistita aveva già intrapreso un’altra via nei confronti di suo padre, quella della giustizia, e non della vendetta”, ha chiarito la sua legale.