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Traffico di rifiuti, la rotta balcanica passa da Lecco

Lecco, 12 gennaio 2020 – Lo scalo merci di Maggianico è il nuovo crocevia della rotta balcanica per il traffico illecito di rifiuti illegali dall’Italia verso la Bulgaria. E a gestire la raccolta, lo stoccaggio, il trasporto e infine lo smaltimento della spazzatura illegale sono gli affiliati a cosa nostra e alla ‘ndrangheta. Ne sembrano almeno convinti i magistrati di Sofia che, nei giorni scorsi, hanno arrestato il ministro dell’Ambiente bulgaro, il 55enne Neno Dimov, costretto poi a dimettersi, perché accusato delle interruzioni alla fornitura d’acqua nella città di Pernik, vicino alla capitale, poiché contaminata dallo stoccaggio inappropriato dell’immondizia italica in alcuni siti abusivi e non attrezzati per trattarla in maniera adeguata. Proprio lì sarebbero state destinate pure le 815 tonnellate di 582 balle di scarti industriali indifferenziati tra gomma, plastica mista, stoffa, stracci, gommapiuma, tetrapak, imballaggi misti e chissà che altro ancora stipati sui 17 vagoni di un treno fermato e sequestrato il mese scorso dai carabinieri del Noe di Milano allo scalo merci della stazione di Lecco Maggianico appunto.

A collegare l’attività degli investigatori del Nucleo operativo ecologico milanese con le indagini svolte in Bulgaria, costate la testa del ministro dell’Ambiente, sono i giornalisti di alcuni giornali e blog nazionali che citano fonti giudiziarie e governative qualificate. Nell’inchiesta risultano coinvolti pure altri importanti politici e manager pubblici. “Non abbiamo informazioni sul fatto che questi rifiuti fossero destinati alla Bulgaria”, si difende tuttavia il diretto interessato. Pure in Italia non si trovano conferme: “Non sappiamo ancora di quale materiale siano composti i rifiuti perché devono essere svolte le analisi e non conosciamo neppure l’esatta provenienza, né siamo stati coinvolti in altri approfondimenti in merito al convoglio che resta sotto sequestro prima di procedere allo smaltimento del suo carico”, spiega il maggiore Camillo Di Bernardo, comandante del Noe di Milano. Il valore della spedizione adesso bloccata si aggira sui 130mila euro. Sono stati i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e monopoli dell’Ufficio delle dogane di Como, sezione operativa territoriale di Lecco, ad accorgersi per primi che i conti di tutta quella partita non tornavano perché, in base alle bolle di accompagnamento, avrebbero dovuto esserci solo plastica recuperabile, mentre in realtà hanno trovato immondizia indifferenziata, classificata però come materiale riciclabile per portarla oltre frontiera con meno problemi e a costi minori, rivenderla per riciclarla e guadagnarci altri soldi e smaltirla in modo non corretto e pericoloso.

“Molti punti devono essere ancora chiariti, dalla provenienza di quei rifiuti, da chi li ha gestiti al motivo per il quale sono transitati da Lecco – commenta Roberto Fumagalli, presidente del Circolo ambientale Ilaria Alpi di Merone -. Indipendentemente dai tre tasselli che mancano all’appello per definire meglio il quadro, da questa vicenda emerge chiaramente che molti lucrano sulla spazzatura. Ci lucrano diversi imprenditori e ci lucrano esponenti della criminalità organizzata, come dimostrato nel corso di diverse inchieste e di diversi processi che hanno riguardato pure i territori del comasco e del lecchese. Mentre inquirenti e investigatori compiono il loro dovere, l’anello debole si rivelano i rappresentanti delle istituzioni, in particolare del ministero dell’Ambiente e della Regione che dovrebbero effettuare più controlli e tracciare i rifiuti. È paradossale che si sappia tutto dell’immondizia che collochiamo fuori dalle nostre case e nulla del 75% dei rifiuti di produzione industriale”.