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Tra tattica e ‘trattoria’: è Verratti il fulcro del Psg

LISBONA – Il paradosso della carriera di Marco Verratti sta per concretizzarsi: può diventare il primo italiano a giocare una finale di Champions League senza avere mai giocato in serie A. Questo primo paradosso si arricchisce di un altro elemento: può essere il solo rappresentante, nell’atto decisivo del torneo per club più importante del mondo, di un movimento calcistico incline all’esterofilia, proprio lui che ne costituisce la più vistosa eccezione, essendo dal 2012 fulcro del centrocampo del Paris Saint-Germain. Ma una lettura meno superficiale della vicenda del campione italiano tatticamente più internazionale – quanta strada ha fatto il giovane di Manoppello, entroterra pescarese, cresciuto nel Pescara e sbocciato in serie B con gli insegnamenti di Zeman e con Immobile e Insigne come compagni – la rende meno paradossale. Se Verratti è ormai parigino da tanto tempo e se non ci sono segnali di un ritorno in Italia, significa essenzialmente due cose: che il Psg se lo tiene molto stretto, che i club italiani non se lo possono permettere o non se lo sono mai voluti permettere e che lui preferisce restare in una squadra dalla dimensione e dalle ambizioni dichiaratamente mondiali. Ben pagato e coccolato dalla proprietà qatariota del Psg, a Parigi ha trovato subito la certezza di essere apprezzato per il suo valore tecnico: non è un caso che i tutti i fuoriclasse ingaggiati negli anni dal

Tra tattica e ‘trattoria’: è Verratti il fulcro del Psg

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