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Strage di Torchiera, 30 anni dopo: dolore e memoria

GUIDO VISCARDI VUOLE IL DNA

Un ruscello di acqua mista a sangue si infila sotto la porta della villetta. Scivola in cortile. Irrompe nella realtà, cancellando l’estate in largo anticipo. Fuori dalla abitazione piange e si dispera l’unico superstite. Sa che dentro, della mamma, del papà, del fratello e della sorella sono rimasti solo i corpi straziati. Non conosce il perché. Se lo chiederà in eterno, senza risposta e senza sosta. Tutti i giorni, più volte al giorno da trent’anni esatti. Tanti ne saranno passati domani dalla carneficina di Torchiera di Pontevico, dalla strage che rese Guido Viscardi orfano di tutto.

Ljubisa Vrbanovic, per tutti Manolo, e Ivica Bairic scelgono proprio la sera di Ferragosto del 1990 per mettere a segno il colpo nell’abitazione della famiglia: persone senza ombre, ben volute, tutte lavoro e lavoro, cresciute attorno alle fatiche che pretende un allevamento di polli. Mentre a Pontevico si stanno per spegnere le luci della festa dell’Assunta, il bandito e il figlio del più grande dei suoi fratelli, si introducono nella casa, hanno in pugno una 357 Magnum Smith&Wesson e una calibro 22. E le usano. Luciano Viscardi, 29enne fratello minore di Guido, si acco

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