Rosate (Milano), 25 gennaio 2020 – Una storia di coraggio e determinazione, di imprenditoria giovanile, di cinque ragazzi che hanno deciso di investire in un progetto studiato nei minimi dettagli (anche in termini di sicurezza). Le escape room vanno ormai di moda: strutture con stanze dove i giocatori devono superare prove sempre più complesse, risolvere enigmi e affrontare rompicapi e ragionamenti per passare al livello successivo, fino a uscirne vincitori. Non tutti ce la fanno, dipende dalla complessità delle ambientazioni, da come sono studiati gli enigmi, ma soprattutto ci vuole unione e condivisione. Senza dimenticare che alla base di questa esperienza c’è il divertimento. Da questi princìpi, i cinque ragazzi hanno deciso di creare la escape room più grande d’Italia, cioè quella che ha più stanze in una sola sede. I complimenti sono arrivati dal sindaco di Rosate Daniele Del Ben, dal primo cittadino Simone Negri e dall’assessore Marco Pozza, di Cesano Boscone, presenti all’inaugurazione di “Age Project“ (via Pellico 9, a Rosate) che da pochi giorni ha ufficialmente aperto le porte.

I protagonisti di questa avventura sono cinque giovani, tutti appena 31enni: Antonietta Roncolato, Davide Tripi, Luca Quattro, tutti e tre di Cesano Boscone, Alessandro Santalucia, di Vermezzo, e Fabio Zappietro, di Cerro Maggiore. Lavorano nel campo dell’informatica (Antonietta), della programmazione (Luca), ma c’è anche chi ha un impiego in banca (Davide), chi ha una scuola d’inglese (Fabio) e chi è proprietario di un’azienda che produce cucce coibentate (Alessandro). Tutti lavori diversi, ma a unire questi ragazzi c’è la passione per gli enigmi, per i giochi dove “si usano fantasia e cervello – racconta Antonietta – I lavori sono iniziati a luglio, ma l’idea la stiamo sviluppando da anni. Tutto è studiato seguendo la domotica”.

Una tecnologia avanzata messa a disposizione di chi vuole divertirsi e mettersi alla prova. Sei stanze, tutte diverse, propongono ognuna uno scenario suggestivo: la stanza “Colpo Komorebi“ è un furto impossibile; “Complotto“ disegna un’evasione; “Safe Room“ un bunker impenetrabile; “La congrega di Se’irim“ è un monastero abbandonato nella foresta; “Inconscio“ propone un’esperienza surreale; “Summit“ cala i protagonisti in investigatori alla ricerca di un sospettato. Insomma, ce n’è per tutti i gusti e per chiunque, anche per chi ha una disabilità: “Due stanze sono senza lucchetti e l’altezza degli enigmi è stata pensata per consentire anche a chi è in carrozzina di interagire il più comodamente possibile – ancora Antonietta – In queste due stanze abbiamo anche eliminato le botole e i passaggi stretti”. I ragazzi, ex compagni di scuola, hanno pensato proprio a tutto. “Oltre allo scopo ludico – aggiunge Antonietta – il potenziale di “Age Project“ è di formazione delle risorse umane che in Italia è ancora poco espresso”. Si parla di team building, dove i lavoratori partecipano a iniziative condivise per fare gruppo. E non c’è niente di meglio di un’esperienza divertente in una escape room, dove bisogna aiutarsi e dialogare, per centrare l’ob iettivo finale e vincere.