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Rapinano e tengono in ostaggio i gioielleri a Segrate con una pistola in pugno: presi dai carabinieri

Rapinano e tengono in ostaggio i gioielleri a Segrate con una pistola in pugno: presi dai carabinieri
Rapinano e tengono in ostaggio i gioielleri a Segrate con una pistola in pugno: presi dai carabinieri

Un’auto abbandonata con a bordo un po’ di abiti con un Dna chiaro, le immagini delle telecamere di sorveglianza, i ricordi precisi delle vittime su alcuni particolari di quei momenti drammatici: è stato un incrocio di dati a portare i carabinieri di San Donato a individuare gli autori di una rapina a mano armata in una gioielleria di Segrate avvenuta lo scorso 18 maggio. Quel giorno i due rapinatori avevano portato via un bottino di 25mila euro in gioielli, dopo aver terrorizzato il proprietario e sua moglie con una pistola in pugno. A finire in carcere, grazie all’ordinanza firmata dal gip, Domenico Tavano, 37 anni di Napoli, già agli arresti domiciliari e pregiudicato per lesioni, stupefacenti e rapine, e Luigi Alamaro, 29 anni, anche lui napoletano residente a Giugliano, già in carcere, in realtà, per altri reati. Non era il primo colpo per i due: nel mese di marzo scorso, hanno anche rapinato una gioielleria a Follonica con lo stesso modus operandi ed un altro locale in provincia di Pesaro e Urbino.

Il 18 maggio scorso alle 10,30 del mattino i due avevano parcheggiato una Fiat Uno poco distante dalla gioielleria presa di mira. Tavano era entrato, mostrando un braccialetto con la scusa di farlo riparare: la proprietaria aveva chiamato suo marito per studiare il gioiello, mentre entrava Alamaro, con un tutore del tipo “polsiera” per coprire un tatuaggio, e subito estrava dalla cintura una pistola puntandola contro la signora che fuggiva nel retro, mentre Tavano bloccava il proprietario 76enne puntandogli prima la pistola sulla tempia per poi spingerlo verso il retro: così, mentre lui li teneva in ostaggio, il complice estraeva dalla cassaforte, già aperta, dei rotoli di bracciali, catenine in oro giallo e bianco e dei girocolli, mettendoli dentro una borsa da supermercato, per poi fuggire. 

I carabinieri hanno però trovato dopo la rapina l’auto abbandonata: attraverso l’acquisizione di una serie di registrazioni delle telecamere dei varchi, sono riusciti a individuare la seconda vettura “pulita” d’appoggio, parcheggiata nelle vicinanze e in precedenza già utilizzata per commettere il furto dell’auto utilizzata nella rapina. Questa seconda vettura, una Mercedes Classe C, era stata noleggiata da Tavano, controllato più volte a Napoli ed in giro per l’Italia a bordo del mezzo con altri presunti complici. A casa dell’indagato, nel corso della perquisizione, i  militari hanno sequestrato anche parte dell’abbigliamento con cui è stata commessa la rapina.

Dagli accertamenti tecnici biologici eseguiti dal Ris di Parma sui capi di abbigliamento utilizzati dai rapinatori sono emersi due profili di dna corrispondenti ai due arrestati a conferma della loro colpevolezza. Da lì l’arresto.