Milano, 16 dicembre 2019 – Milano fa il bis e conferma la sua leadership, vincendo per il secondo anno consecutivo la graduatoria “Qualità della vita 2019″, classifica del Sole 24 Ore giunta alla trentesima edizione. L’ultima classificata, quest’anno, è Caltanissetta. Rispetto all’anno scorso il numero di indicatori è aumentato da 42 a 90, divisi in sei macro aree tematiche che indagano altrettante componenti dello star bene. Le classifiche di tappa sono: ‘Ricchezza e consumi’, ‘Affari e lavoro’, ‘Ambiente e servizi’, ‘Demografia e societa”, ‘Giustizia e sicurezza’, ‘Cultura e tempo libero’. Milano vanta più record: oltre alla prima posizione nella classifica generale, ottiene anche il primato nella categoria ‘Affari e lavoro’, il secondo posto nella classifica di tappa ‘Ricchezza e consumi’ e il terzo in ‘Cultura e tempo libero’. E’ negativa, invece, la performance in ‘Giustizia e sicurezza’: il capoluogo lombardo, con la sua provincia, si piazza in ultima posizione soprattutto per numero di reati denunciati e litigiosità.

In Lombardia 

Per quanto concerne le altre lombarde, seconda per la nostra regione la provincia di Monza e Brianza, che si piazza al sesto posto della graduatoria nazionale (guadagnando ben 17 posizioni). Al terzo gradino del podio per le lombarde c’è Brescia (12esima a livello nazionale), seguita da Cremona (24esima). Vicinissime tre province nostrane: Bergamo (28esima), Varese (29esima), Lecco (30esima). Lodi si assesta al 36esimo posto nazionale – ottava tra le città lombarde – seguita a stretto giro da Como (40esimo posto nazionale). Sondrio si ferma al 46esimo posto nazionale, seguita da Mantova (48esima). Fanalino di coda Pavia, al 60 posto della classifica nazionale e ultima tra le province lombarde.

1) Milano

I tre obiettivi di Sala per Milano

In merito al primo posto della graduatoria il sindaco di Milano Beppe Sala ha spiegato in un post su Facebook: “Non posso che esserne soddisfatto. E fiero. Ciò non di meno, dopo la gioia viene il dovere e, quindi, la testa sui futuri impegni. Dobbiamo migliorare su alcuni aspetti e colgo qui l’occasione per citarne tre. Innanzitutto c’è da lavorare affinché i benefici derivanti da questo momento di Milano si allarghino a più parte della cittadinanza. Sto parlando di maggiore equità sociale e sono consapevole che ciò si intreccia con la differenza della qualità di vita fra centro e periferie. Ma vorrei con forza affermare che rivendico il lavoro che stiamo facendo su tutti i quartieri della città, agendo nell’immediato e con una visione di lungo periodo che porterà a cambiare radicalmente le cose. Le periferie milanesi non sono abbandonate.

Milano è diventata una vera città internazionale. Aperta e contemporanea

Poi c’è la questione ambientale. Domani avremo una Commissione Consiliare e ci confronteremo con i rappresentanti di chi ci chiede un impegno ancora maggiore sul tema ambientale. Ripartiremo dalle cose fatte: 2 miliardi per cambiare integralmente i bus di ATM e comperarli solo elettrici, lo sforzo continuo per portare le metropolitane verso le periferie, la diffusione dello sharing di tutti i veicoli. Il finanziamento ai condomini che cambiano la caldaia e abbandonano il gasolio. E la creazione di Area B (un atto di coraggio politico), che limita l’ingresso in città ai veicoli più inquinanti. Ma ascolteremo le proposte di chi pensa si debba fare di più. C’è sempre da imparare. Indico un terzo problema. Si rileva una mancanza di appartamenti in affitto a prezzi contenuti. Segnalo però che a Milano stanno arrivando 12-13 miliardi di investimenti immobiliari. Il centro è saturo e lo è anche il mercato più ricco.

I nuovi investimenti, ne sono certo, andranno a concentrarsi laddove c’è una reale richiesta della cittadinanza; è una legge dell’economia, alla fine l’offerta risponde sempre a una domanda. Inoltre sto incontrando tanti operatori immobiliari italiani e stranieri che mi illustrano quello che faranno sugli studentati. Non vado oltre, ma garantisco a tutti che la mia testa e il mio cuore sono sui problemi da risolvere più che sulla rivendicazione dei meriti. Però non posso che concludere che, grazie anche a chi mi ha preceduto e soprattutto grazie ai milanesi, Milano è in non molti anni diventata una vera città internazionale. Aperta e contemporanea. Grazie a tutti”. 

Il Sud in coda

Subito dietro il capoluogo lombardo, nella classifica generale 2019, si confermano le province dell’arco alpino: sul podio ci sono anche Bolzano e Trento, rispettivamente al secondo e al terzo posto, seguite da Aosta. A spingerle sono i record ‘di tappa’: Aosta è prima in ‘Ricchezza e consumi’, Trento vince in ‘Ambiente e servizi’ e Bolzano in ‘Demografia e societa”. Nella top ten delle province piu’ vivibili, dove si incontrano anche Trieste (5) e Treviso (8), quest’anno entra la provincia di Monza e Brianza, che sale fino alla sesta, Verona che ne guadagna sette e arriva al settimo posto e – a chiudere la top ten – Venezia e Parma che salgono rispettivamente di 25 e 19 piazzamenti. La coda della classifica è occupata dalle province del Sud: Caltanissetta occupa l’ultimo posto per la quarta volta nella storia dell’indice dopo le performance negative del 1995, nel 2000 e nel 2008. Foggia (105) e Crotone (106) la precedono di poco.

Le grandi città

Se il caso di Milano è emblematico, questa classifica fotografa le performance positive di tutte le province delle grandi città: Roma, diciottesima, sale di tre posizioni rispetto alla classifica dello scorso anno. Napoli, pur essendo nella metà inferiore della classifica generale (81), rispetto alla scorsa edizione della Qualità della vita ha all’attivo una salita di 13 posizioni. Sulla stessa linea le performance di Cagliari, che fa un balzo di 24 posizioni (20), Genova sale di 11 gradini (45), Firenze di sette (15) e Torino è 33esima (+ 5 sul 2018). Infine, Bari mette a segno un incremento di 10 posizioni, raggiungendo il 67° posto.