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Ponte di Annone, la vedova di Claudio Bertini: “Neanche una telefonata in questi tre anni”

Lecco, 9 gennaio 2020 –  «Dopo tre anni e due mesi dal crollo e dalla morte di mio marito Claudio, non ho ricevuto una telefonata nè una proposta di risarcimento”, Augusta Brusadelli, moglie della vittima del crollo del ponte di Annone Brianza (Lecco), avvenuto alle 17.20 del 28 ottobre 2016, era presente all’udienza preliminare di ieri in tribunale a Lecco. La vedova Bertini ha raccontato: “Spero che il processo sia veloce, faccia il suo corso in tempi brevi e che venga fatta giustizia: chiedo a gran voce che ci siano dei colpevoli, finora ho visto un rimpallo di responsabilità”.

A poco più di tre anni e due mesi del crollo del ponte di Annone Brianza, che costò la vita a Claudio Bertini, 68 anni di Civate, e dove rimasero ferite altre cinque persone, si è svolta l’udienza davanti al Gup del tribunale di Lecco, Paolo Salvatore, che ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile della famiglia della vittima, delle parti lese, di due enti (Provincia di Lecco e Anas) e del Codacons nazionale. La posizione degli indagati sarà discussa nell’udienza preliminare fissata per l’11 marzo. La Procura di Lecco ha chiesto il rinvio di cinque dei sei indagati:Claudio Bertini, dirigente della Provincia di Lecco, Andrea Sesana, tecnico del settore viabilità della Provincia di Lecco, Giovanni Salvatore, dirigente Anas, Silvia Garbelli, responsabile dell’ufficio pianificazione e grandi infrastrutture della Provincia di Bergamo e Roberto Torresan, professionista di Busto Arsizio dovranno rispondere di omicidio colposo, disastro colposo e cooperazione in disastro colposo. Stralciata invece la posizione di Eugenio Ferraris, dirigente della Provincia di Bergamo.

In aula era presente Augusta Brusadelli, moglie di Claudio Bertini, unica vittima del crollo del Ponte di Annone, la figlia Valeria, insieme al loro legale, l’avvocato Biagio Giancola: “Spero che questo processo si svolga velocemente finalmente vedremo chi sono veramente i colpevoli. Il mio appello è che si faccia di tutto per rispettare i termini e rendere giustizia a mio marito”. “In Italia la morte di una persona è secondaria rispetto ai danni alle infrastrutture – ha aggiunto – il crollo ha riguardato più persone, ma sotto quel ponte di Annone è morta una persona, la sola che avevo”. Presenti anche la famiglia Femiano di Mandello del Lario, assistita dall’avvocato Vito Zotti. Gaetano Femiano, la moglie Elena Gennari e la figlia che all’epoca aveva 12 anni, si sono salvati per mirato. “Abbiamo ancora l’incubo di quel pomeriggio – ricorda Gaetano Femiano – e nostra figlia è quella che ha avuto i maggiori problemi. Ancor oggi quando sente o legge di un problema sulla viabilità resta turbata”. E sui risarcimenti? “Nessuno ci ha finora contattato – proseguono i coniugi Femiano – è scandaloso che litighino tra loro e si scordino di chi ha subito danni da quel crollo”.

Davanti al giudice Paolo Salvatore le due Province (Lecco e Bergamo) e l’Anas si sono rimpallati le responsabilità, quasi morto e feriti passassero in secondo piano. La relazione del consulente della Procura, il professor Marco Di Prisco, docente di ingegneria civile e ambientale al Politecnico di Milano e Lecco, evidenzia le cause del crollo del cavalcavia: “È stato l’uso improprio dello stesso che ha imposto carichi prossimi alla sua capacità ultima, determinando una situazione di carico priva dei consueti coefficienti, usualmente superiore a due”. Dalla relazione emergono precise responsabilità: la Provincia di Lecco avrebbe dovuto apporre un cartello per limitare la portata massima a 44 tonnellate, escludendo trasporti eccezionali di massa. Sono poi coinvolti l’Anas che avrebbe eseguito l’ultima manutenzione sul cavalcavia nel 1983, quindi sarebbe responsabile del suo cattivo stato, e la Provincia di Bergamo responsabile di aver concesso un permesso di trasporto eccezionale senza svolgere verifiche. L’11 marzo ci sarà la discussione e sarà valutata la richiesta di rinvio a giudizio dei 5 dei sei indagati, e saranno presenti le parti civili ammesse, gli eredi di Claudio Bertini, la famiglia di Mandello e il conducente della vettura rimasta in bilico, quindi la Provincia di Lecco, Anas e il Codacons nazionale, quest’ultima rappresentata dall’avvocato Marco Colombo che ha dichiarato: “Gli enti devono garantire la massima sicurezza delle strade e ci batteremo in questo processo avvinchè emergano le precise responsabilità degli enti”.
Il Codacons Lombardo, sempre rappresentato dall’avvocato Colombo che chiedeva di chiamare in causa Regione Lombardia, non è stato ammesso come parte civile al pari dell’Anmil.