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Pietre di inciampo, dal secondino al professore: a Milano i nuovi 28 nomi per non dimenticare

Pietre di inciampo, dal secondino al professore: a Milano i nuovi 28 nomi per non dimenticare
Pietre di inciampo, dal secondino al professore: a Milano i nuovi 28 nomi per non dimenticare

Sono 28 quest’anno le Pietre d’inciampo che verranno poste a Milano la prossima settimana in ricordo dei deportati che non fecero mai ritorno dai campi di sterminio. Sono formelle di bronzo (con nome e data di nascita e di morte di deportati milanesi) che saranno inaugurate mercoledì e venerdì prossimo, come avviene dal 2017, su iniziativa del Comune e del Comitato per le pietre d’inciampo, nell’ambito delle iniziative per la giornata della Memoria 2020. L’annuncio dei nomi – famiglie ebree e deportati politici – verrà fatto lunedì, alle 11, nella sala del consiglio Comunale a Palazzo Marino, alla presenza della senatrice a vita Liliana Segre, presidente onoraria del Comitato, di cui fanno parte tutte le associazioni legate alla Resistenza, fra cui Anpi, Aned e Comunità ebraica. Sono loro a scegliere chi fra le centinaia di deportati milanesi ricordare con le “pietre” fissate davanti ai portoni delle case o dei luoghi di lavoro di chi finì in campo di sterminio. Ad iniziare l’opera è stato l’artista tedesco Gunter Demnig, che ne ha già installate 75 mila in Europa.

Fra le pietre quest’anno c’è Andrea Schivo, secondino a San Vittore che aiutava gli ebrei incarcerati. Venne scoperto perché nel ’44 a una famiglia aveva regalato di nascosto del cibo. Alcune ossa di pollo erano rimaste nella cella e per questo ci furono botte e interrogatori, fino a quando i prigionieri non confessarono il nome della guardia che aveva portato il pasto, probabilmente facendolo entrare dall’esterno. Andrea Schivo era addetto al V raggio, gestito dalle Ss, e sapeva benissimo che i nazisti punivano ferocemente chi fosse stato scoperto a fornire assistenza agli ebrei. Ma non si tirò indietro. Per questo viene ricordato in Israele come “Giusto delle Nazioni” e per questo, mercoledì prossimo, in sua memoria verrà posta una “pietra d’inciampo” in piazza Filangieri. Davanti a quel carcere, da dove Schivo, arrestato e trattenuto per un breve periodo, fu deportato nel lager di Bolzano e da qui nel campo di concentramento di Flossenbürg, dove morì il 29 gennaio 1945.

Altre pietre in via Botta 15 per Pio Foà, professore del liceo classico Berchet, arrestato con due figli mentre cercava di scappare in Svizzera. Anna, la prima dei tre bimbi era già oltre la rete del confine, quando il piccolo Giorgio, inciampando nel filo spinato, fece suonare l’allarme. Per questo il professore di greco tornò indietro per soccorrere il ragazzino e l’altra bambina, Enrica. I nazisti arrivarono, catturarono il professore ebreo e socialista turatiano, con i due ragazzini. Finirono tutti sul primo treno piombato diretto ad Auschwitz. Anna, l’unica sopravvissuta della famiglia, è morta tanti anni dopo in un kibbutz in Israele, il paese dov’era andata a vivere dopo la fuga. Pio Foà morì nelle camere a gas col figlio più piccolo, mentre ad Enrica fu riservata anche la vergogna della violenza prima della morte. Foà rimase al Berchet dal 1925 al 1937. Rimasto vedovo, aveva tre figli piccoli da crescere e una salute non buona. A denunciarlo ai fascisti fu un altro docente della scuola, il professor Di Chiara, autore di una delazione contro alcuni colleghi antifascisti. Alla delazione era seguito l’ordine di trasferimento prima in Friuli e poi a Varese. Bandito da tutte le scuole del regno a causa delle leggi razziali del ’38, aveva poi fondato con altri colleghi la scuola ebraica di via Eupili. Per lui e per i suoi figli la pietra verrà posta in via Botta 15, come in via dei Cinquecento 19, al Corvetto, verranno poste cinque pietre per l’intera famiglia ebrea dei Varon. A Roberto Cenati presidente dell’Anpi e Marco Steiner, presidente del Comitato, lunedì, anche quest’anno, il compito di spiegare le motivazioni e di annunciare tutte le iniziative per la memoria.