Pescate, la madre di Gianluca Infortuna: “Dieci anni senza di te, dove sei?”

Pescate, la madre di Gianluca Infortuna:
Pescate, la madre di Gianluca Infortuna: "Dieci anni senza di te, dove sei?"

Pescate (Lecco), 29 dicembre 2019 – Sono trascorsi dieci anni esatti da quando la sera del 29 dicembre 2009, un martedì, ha salutato i genitori, accarezzato il suo inseparabile cane ed è uscito di casa sbattendo la porta. Era arrabbiato, sperava che una passeggiata lo calmasse e aveva rassicurato che nel giro di un’oretta al più tardi sarebbe rientrato. Per questo non ha portato con sé né il portafogli e nemmeno il cellulare, solo qualche spicciolo in tasca per una birra al solito bar frequentato dai tifosi blucelesti come lui. Invece Gianluca Infortuna, che all’epoca aveva 35 anni, a casa a Pescate non è più tornato. Non si sa se si sia allontanato volontariamente, se sia rimasto vittima di un incidente, oppure di un gesto estremo, magari se qualcuno lo abbia ucciso. Persino gli inquirenti hanno gettato le spugna e archiviato il caso. L’unica che non si arrende è la mamma 65enne Elma Broletti. “Ormai sono 10 i Natali che passiamo lontani, ma il tempo che scorre non riempie i vuoti, li amplifica – confida, appellandosi direttamente al figlio perduto -. Senza te, senza la tua gioiosa presenza, senza il rumore dei tuoi passi veloci, senza il calore del tuo abbraccio il tempo scorre. Ma tu ogni giorno ogni momento sei qui con noi, sei nei nostri cuori, sei nell’affetto e nel ricordo di noi che ti amiamo. Alla madre Celeste chiedo, come tu oggi abbracci il tuo neonato Bambino fa che anche io possa riabbracciare il mio. Buon Natale Gianluca ovunque tu sia”.

La madre si appella anche agli amici, agli ultras del Lecco di cui lui faceva parte e che lo chiamavano Info dall’abbreviativo del cognome: “È stato uno di voi, sappiamo che siete in tanti a volergli bene, per questo siamo certi che lo vorrete ricordare, dimostrando che non lo avete dimenticato”. Di Gianluca Infortuna, di Info come lo soprannominavano gli amici ultras blucelesti, al momento restano tuttavia appena le sue foto, i ricordi di chi lo ha conosciuto, i silenzi omertosi di chi probabilmente qualcosa sa ma non ha mai voluto parlare e la scheda segnaletica sempre uguale sul sito di “Chi l’ha visto?“: “Indossava un felpone verde scuro con cappuccio, jeans con la scritta “O’neill” arancione e scarponi da montagna e come segni particolari aveva un tatuaggio a forma di orologio sul polso destro”. Altro non c’è, nemmeno eventualmente una tomba su cui piangerlo e con cui onorarlo.