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Operaio morto nel cantiere della M4, otto indagati

Milano, 25 gennaio 2020 – Campionatura dei detriti, laser scanner del terreno sovrastante l’area dove si è verificato il crollo che ha provocato la morte dell’operaio di 42 anni Raffaele Ielpo. Accertamenti necessari per verificare l’ipotesi di un’infiltrazione della falda (il terreno era intriso d’acqua) e se le misure di sicurezza del cantiere fossero sufficienti.

Nell’inchiesta per omicidio colposo sulla morte di Raffaele Ielpo, rimasto sepolto da detriti lo scorso 13 gennaio mentre lavorava a 18 metri di profondità nel cantiere della nuova linea 4 della metro di Milano, in piazza Tirana, la Procura ha iscritto nel registro degli indagati 8 persone per consentire loro di partecipare, con i loro consulenti, agli accertamenti tecnici non ripetibili fissati per il prossimo 30 gennaio nel cantiere dove è avvenuto il tragico incidente. L’avviso di accertamento tecnico irripetibile è stato notificato ieri a sei persone, tra responsabili e tecnici di MetroBlu e a due dipendenti di società che hanno partecipato ai lavori per la realizzazione della nuova linea della metropolitana. La loro iscrizione è un atto a garanzia del diritto di difesa. Tra i destinatari dell’avviso, oltre al datore di lavoro, il capo e il direttore del cantiere, il caposquadra di Ielpo e il coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione dei lavori, un progettista delle cosiddette “stanze”, i cunicoli di passaggio tra i due tunnel principali della M4 ed anche i responsabili delle opere di consolidamento – datate 2016 – del terreno franato e che si trovava sopra la volta del cunicolo. Secondo la Procura, ai fini della consulenza tecnica già conferita a due ingegneri, è necessario procedere ad accertamenti quali il laser scanner del terreno sovrastante l’area dove si è verificato l’incidente, la campionatura del terreno consolidato e dei detriti presenti nell’area e altri approfondimenti tecnici che si riterranno necessari al momento.

Sotto la lente, quindi, l’intera area del cantiere interessata dal crollo, anche per accertare eventuali responsabilità. Una prima tappa per fare chiarezza sulla dinamica dell’incidente nel cantiere della grande opera che rivoluzionerà i trasporti a Milano. Nei giorni scorsi sono stati celebrati a Lauria, il paese della Basilicata dove viveva, i funerali di Ielpo. Sulla bara un casco da cantiere, simbolo della sua passione per il lavoro che lo scorso 13 gennaio lo ha ucciso. Il primo morto sul lavoro a Milano nel nuovo anno, che si è aperto dopo un 2019 funesto per le morti bianche. Solo nel settore dell’edilizia si sono registrati 20 decessi in Lombardia, poco meno di due al mese, quasi tutti cadute dall’alto. Dopo la morte di Ielpo i sindacati avevano proclamato una giornata di sciopero. E l’incontro con gli assessori comunali Marco Granelli (Mobilità) e Cristina Tajani (Lavoro) era sfociato in un percorso comune per fissare nuove regole per la sicurezza anche andando oltre alle norme nazionali.