“Omicidio di Lidia Macchi, caso riaperto: la lettera che inchioda l’assassino non sarebbe dell’uomo in cella da tre anni”

17

Accade al processo d’appello quello che forse sarebbe dovuto accadere nel processo di primo grado: giovedì prossimo, sull’omicidio di Lidia Macchi, ritrovata morta nel bosco di Cittiglio (Varese) nel 1987 – una tragedia sulla quale esistono da sempre più “voci” che “fatti”, ma i fatti ci sono – viene chiamato a testimoniare l’avvocato bresciano Piergiorgio Vittorini. Il penalista assicura di poter smentire un pilastro dell’accusa. E cioè, nel giorno del funerale della ragazza, membro di comunione e liberazione, violentata e colpita da numerose coltellate, arrivò a casa Macchi una lettera, con una poesia. “E’ la lettera dell’assassino”, è sempre stato detto, senza la minima prova concreta che lo fosse, al di là delle suggestioni. Da quella lettera è stato tratto il Dna, quello del presunto autore. Ora, questo Dna è diverso dal Dna dell’unico condannato in primo grado, Stefano Binda: il quale si ritrovava nel ruolo di…
Leggi anche altri articoli su Milano o leggi originale


Questo contenuto è stato importato con un sistema automatizzato, senza intervento umano. È possibile segnalare la rimozione dei contenuti, leggendo prima le nostre Note Legali Disclaimer