Omicidio di Dorno, “Lui non ha mai dato segni di pentimento”

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Dorno, 9 gennaio  2019 – «Non  ha mai dato veri segni di pentimento. Che mi risulti, non ha mai fatto un gesto. È quello che mi rammarica di più». L’avvocato Ernestina Salvadeo ha assitito la quattordicenne figlia di Emanuela Preceruti durante l’iter processuale seguito alla morte della donna, uccisa nel 2016 a Dorno dal compagno Roberto Garini. Il killer ad aprile era stato condannato in secondo grado a trent’anni di reclusione, a giugno aveva presentato il ricorso in Cassazione: pochi giorni fa è stata fissata l’udienza, che si terrà ad aprile. Il cinquantaduenne aveva colpito a morte la compagna, quarantaquattro anni, nella notte tra il 28 e il 29 giugno 2016. Il movente emerso dalle indagini, era la gelosia. Uscì di casa armato, sfondò due porte nell’appartamento che la donna condivideva con la figlia, inseguì le due fino in bagno e poi sparò dieci colpi. Un proiettile ferì anche la ragazzina, che con freddezza si finse morta per sfuggire alla sua furia omicida, per poi riuscire a mettersi in salvo buttandosi dal balcone al primo piano della casa. La giovane ora frequenta la prima superiore e ancora oggi è ospite di una casa famiglia. Il papà infatti si trova ai domiciliari dopo essere stato condannato nell’ambito del processo sull’organizzazione criminale attiva nel Vigevanese sgominata nel 2016, popolarmente nota come Gomorra lomellina. Garini aveva cercato di ottenere lo sconto di pena in Appello chiedendo di patteggiare: infatti si può fare anche in secondo grado, rinunciando ai motivi di ricorso. Le parti si erano accordate per una condanna a ventidue anni di reclusione, richiesta respinta dai giudici.

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