Omicidio di Curno, ricorso in Appello: “Ezzedine non merita l’ergastolo”

Omicidio di Curno, ricorso in Appello:
Omicidio di Curno, ricorso in Appello: "Ezzedine non merita l’ergastolo"

Curno (Bergamo), 31 gennaio 2020 – Nessuna premeditazione, nessun maltrattamento e nessuna violenza sessuale. Sono i principali motivi che compaiono nell’appello presentato dall’avvocato Daniela Serughetti, il difensore di Ezzedine Arjoun, il tunisino di 36 anni che il 15 novembre è stato condannato all’ergastolo dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Bergamo Massimiliano Magliacani con l’accusa di aver ucciso a coltellate, il 2 febbraio 2019 a Curno, la moglie Marisa Sartori, 25 anni, parrucchiera (fatale un fendente al cuore), che aveva deciso di mettere fine al loro matrimonio (per questo era tornata a vivere con i suoi genitori, a Curno), e ferito gravemente la sua sorella minore, Deborha, 23 anni, che aveva inutilmente tentato di difendere Marisa.

Il gup Magliacani aveva riconosciuto le aggravanti contestate dal pm Fabrizio Gaverini: premeditazione, futili motivi, maltrattamenti, violenza sessuale e porto d’armi. Secondo l’avvocato Serughetti non ci sarebbe stata alcuna premeditazione, cioè l’omicidio sarebbe frutto di un raptus di Ezzedine, che però non si era recato sul luogo del delitto, il garage della casa dei genitori, con l’intenzione di uccidere la 25enne. Non ci sarebbe, inoltre, alcuna prova che l’uomo si sia portato da casa il coltello utilizzato per colpire mortalmente la moglie (potrebbe aver trovato trovato l’arma nel box). Stando al legale, non sussisterebbe neppure l’accusa di maltrattamenti, non essendoci alcuna prova né testimone di ciò. È vero – è il ragionamento del legale – che lui la seguiva al lavoro e l’attendeva sotto casa, ma al limite si potrebbe ipotizzare il reato di stalking. E non sarebbe nemmeno provata la violenza sessuale, che comparirebbe solo nella denuncia-querela depositata tre giorni prima il delitto.

La legale di Arjoun ha anche rinnovato alla Corte d’appello di Brescia (che non ha ancora fissato la data dell’udienza) la richiesta di disporre una perizia psichiatrica sull’imputato. Richiesta che era stata respinta dal gup di Bergamo Massimiliano Magliacani. Subito dopo il delitto, mentre Deborha, pur ferita gravemente, era riuscita a dare l’allarme, Ezzedine si era allontanato, per poi presentarsi ai carabinieri di Ponte San Pietro con le mani ancora sporche di sangue. Da allora è in carcere .