Ogni anno se ne aggiunge qualcuna: spiagge delle coste italiane dove è vietato fumare sulla battigia e in acqua, obbligando i tabagisti incalliti a stare lontani almeno 200 metri dalla riva. Nelle aree gioco e sport dei parchi pubblici – e questo vale per Milano e per tante altre città -, all’esterno degli ospedali e degli aeroporti – a Bari le zone fumatori, ben segnalate anche se non sempre rispettate, sono lontane diversi metri dalle porte di accesso allo scalo di Palese. Nascono piazze smoke free, come quella (privata) tra via Confalonieri e via De Castilla a Milano, dove ha la sua sede italiana Google, e dove si invitano i fumatori a farsi più in là, per non infastidire chi entra e esce dagli edifici con il fumo di sigarette, sigari e pipe. E anche altre multinazionali stanno seguendo la via, iniziando con divieti di fumo non solo sui balconi aperti dei palazzi, ma anche nei cortili e nelle aree verdi all’interno dei cancelli.

Il sindaco di Milano Beppe Sala – e prima di lui altri sindaci – ha lanciato la sua crociata anti-fumo all’aperto, legandola al tema inquinamento: proporrà di vietare il fumo alle fermate dei mezzi pubblici e dove si formano code (per esempio all’esterno di musei) e sogna una Milano smoke free entro il 2030. E’ in buona compagnia: in tante città del mondo, per motivi di salute, di qualità dell’aria e di decoro, sempre più amministrazioni scelgono la strada dell’addio alla sigaretta negli spazi aperti.

A Tokyo, per esempio, è già vietato fumare per strada, e così in alcune altre grandi città del Giappone: non ci si può accendere una sigaretta mentre si cammina, ed esistono delle piccole zone fumatori (di solito in strade laterali) con posacenere e pannelli divisori che le fanno assomigliare a gabbie. La voglia di fumare, spesso, passa anche per questo, ma il divieto non vale in tantissimi ristoranti e bar, dove invece si fuma tranquillamente al chiuso, cosa che in Italia, grazie alla legge Sirchia del 2005, è tassativamente vietato. Quest’estate, quando a Tokyo si svolgerà l’Olimpiade, i divieti saranno ancora più aspri: non si potrà fumare in nessuno dei padiglioni dove si svolgeranno le gare, pena multe salate.

A New York i fumatori incalliti devono fare attenzione per strada: dal 2011 il divieto di fumo vale in parchi, stadi, piscine, piazze pedonali e spiagge. Non si fuma davanti alle scuole, alle strutture sanitare e, in generale, a meno di 30 metri dall’ingresso dei palazzi. Anche qui, insomma, non è raro vedere capannelli di fumatori nelle vie laterali, all’esterno degli ingressi di servizio dei palazzi. In California c’è il divieto di fumo anche negli alloggi delle case popolari, oltre che all’esterno degli ingressi dei palazzi.

 

In Svezia dal luglio 2019 è vietato fumare anche nei ristoranti all’aperto, oltre che in stazioni, banchine di bus e treni, parchi gioco, e l’obiettivo è di diventare entro il  2025 un Paese smoke free.

 

Ma tornando all’Italia, e a Milano, tentativi di eliminare le sigarette si stanno facendo anche in alcune università: a dicembre la Statale ha firmato il nuovo regolamento sul divieto di fumo, vietato nei cortili, sotto i porticati e in tutti gli spazi aperti delle sedi dell’ateneo, da via Festa del Perdono a Città Studi, da via Conservatorio a Sesto San Giovanni. Alla Bicocca, in piazza dell’Ateneo nuovo, sono invece spuntate le prime panchine colorate di verde che delimitano le zone dove si può fumare.

Magari sala potrà chiedere consiglio al Comune di San Lazzaro di Savena, in Emilia Romagna, che dal 2013 vieta con una ordinanza di “fumare nei parchi giochi comunali, nei cortili delle scuole e degli asili nido, negli spazi pertinenziali degli edifici pubblici e delle strutture sanitarie, nei gazebo, nei dehors di bar, ristoranti ed altri esercizi, ad una distanza inferiore ai due metri dalle soglie degli esercizi commerciali, dei locali pubblici, degli ambulatori pubblici e privati, sotto le pensiline delle fermate degli autobus”. Il provvedimento dispone anche il divieto di “gettare i mozziconi di sigaretta sulle pubbliche vie, sui marciapiedi, nei parchi, nei giardini pubblici, nelle piazze di tutto il territorio comunale”. E per aiutare i cittadini ad adeguarsi, nel 2017 il Comune ha lanciato anche corsi gratuiti per smettere di fumare con il centro antifumo dell’Asl di Bologna.