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Musei gratis a Milano e in Lombardia domenica 5 gennaio: tutte le informazioni

Milano, 3 gennaio 2020 – Domenica 5 gennaio, la prima di questo 2020 appena iniziato, è già tempo di “Domenica al museo”: i musei e i parchi archeologici dello Stato e di tanti comuni che aderiscono all’iniziativa saranno aperti al pubblico gratuitamente. Dall’estate del 2014, quando è stata introdotta l’iniziativa, circa 15 milioni di persone hanno usufruito delle domeniche gratuite per visitare i musei e i parchi archeologici dello Stato. 

Ecco i siti culturali, musei e parchi archeologici​ che aderiscono in Lombardia:

Milano

Cenacolo

Tutti i turisti o i cittadini che questa domenica saranno in città potranno visitare gratuitamente il Museo del Novecento, il Museo del Risorgimento, Palazzo Morando Costume Moda Immagine, la Galleria d’Arte Moderna, il Museo Archeologico, il Museo di Storia Naturale, l’Acquario Civico, Casa Museo Boschi di Stefano e lo Studio Museo Francesco Messina. I visitatori potranno recarsi anche alla Pinacoteca di Brera, alle Gallerie d’Italia Piazza Scala, al Cenacolo Vinciano (su prenotazione obbligatoria) e all’Armani Silos. I Musei del Castello Sforzesco saranno visitabili al prezzo speciale di € 5 fino al termine delle iniziative legate ai 500 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci. Il biglietto comprenderà anche le mostre di Leonardo mai visto. Inoltre, il Museo d’Arte Antica, che include il percorso Leonardo mai visto, sarà eccezionalmente aperto fino alle ore 19:30 (la biglietteria chiuderà alle 18:30).Tutti i musei civici saranno aperti dalle 9 alle 17.30, mentre la Collezione Permanente del MuDeC e il Museo del Novecento apriranno dalle 9.30 alle 19.30. L’ingresso alla mostra De Pisis al Museo del Novecento sarà a pagamento.

Museo del Cenacolo Vinciano – Tra i siti riconosciuti dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità” c’è il complesso della Chiesa e convento domenicano di Santa Maria delle Grazie, a Milano, che custodisce uno dei dipinti più celebri al mondo: l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, due capolavori assoluti a livello mondiale. Leonardo ha dipinto l’Ultima Cena nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie per volere di Ludovico il Moro, in un arco di tempo che va dal 1494 al 1497. L’artista, trattandosi di pittura su muro, ha voluto sperimentare un metodo innovativo che gli consentisse di intervenire sull’intonaco asciutto e, quindi, di poter tornare a più riprese sull’opera curandone ogni minimo particolare. Nel 1999, dopo oltre vent’anni di lavoro, si è concluso l’ultimo intervento conservativo che, grazie alla rimozione di tante ridipinture, ha riportato in luce quanto restava delle stesure originali.

Pinacoteca di Brera – La pinacoteca raccoglie alcuni tra i massimi capolavori di artisti italiani e stranieri dal XIV al XIX quali Piero della Francesca con la Pala Montefeltro, Andrea Mantegna, (Cristo Morto), Raffaello, (lo Sposalizio della Vergine) Bramante, (Cristo alla Colonna) Caravaggio (la Cena in Emmaus) oltre a Tintoretto, Giovanni Bellini, Rubens, Van Dyck e Francesco Hayez. Nel 1976 e poi ancora nel 1984 entrano a far parte della collezione dipinti e sculture del Novecento, grazie alla donazione di Emilio e Maria Jesi, la cui raccolta comprende tra gli altri capolavori di Picasso, Boccioni, Modigliani, Arturo Martini, Marino Marini, Morandi, Carrà, de Pisis. Nel cortile d’onore che fa da ingresso al Palazzo di Brera spicca il bronzo del Napoleone come Marte Pacificatore di Antonio Canova, commissionato dal viceré Eugenio de Beauharnais a partire dall’originale in marmo.

Armani Silos a Milano (Newpress)Armani Silos – Un grande spazio espositivo di 4.500 metri quadrati che si sviluppa su quattro piani, una selezione ragionata di abiti dal 1980 a oggi. La selezione, che non segue un criterio cronologico, racconta la storia e l’estetica dello stilista ed è suddivisa per temi, temi che hanno ispirato e che continuano a ispirare il lavoro creativo di Giorgio Armani. Al piano terra, la sezione Stars e la sezione dedicata al Daywear. Al primo piano la sezione Esotismi. Al secondo piano, Cromatismi. Al terzo e ultimo piano la sezione Luce.

Bergamo

Palazzo Tadini a LovereGalleria dell’Accademia Tadini di Lovere – All’inizio dell’Ottocento il conte Luigi Tadini matura la decisione di costruire un palazzo a Lovere per esporre al pubblico le proprie raccolte d’arte, affidandole a una fondazione che comprendesse le scuole di musica e di disegno, ancora attive. La visita alla Galleria dell’Accademia Tadini consente di fare esperienza di una collezione ottocentesca, in un costante intreccio tra arte e vita. L’edificio sorge ai margini dell’abitato, lungo la nuova strada che collegava Bergamo e Lovere.

 

 

 

 

Museo nazionale della Preistoria della Valle Camonica (Foto Facebook)Brescia

MUPRE – Museo nazionale della Preistoria della Valle Camonica – Il Museo Nazionale della Preistoria, ospitato nell’antico edificio di Villa Agostani nel centro storico di Capo di Ponte e inaugurato il 10 maggio 2014, integra, con l’esposizione dei reperti, il patrimonio di immagini incise sulle rocce e ricompone, in un insieme inscindibile, l’espressione identitaria della Valle Camonica.

Incisioni rupestri in un sito sui Monti Flinders (Foto: Bjorn Svensson/Alamy)Parco nazionale delle Incisioni Rupestri –  Parco archeologico con oltre 100 rocce con incisioni d’età preistorica e protostorica con sussistenza d’età romana e medioevale. Il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri fu istituito nel 1955, primo parco archeologico italiano, per la tutela e la valorizzazione di uno dei più importanti complessi di rocce con incisioni preistoriche e protostoriche della Valle Camonica. Si estende su una superficie di 143.935 mq in Località Naquane, sul versante idrografico sinistro della Valle Camonica, tra i 400 e i 600 m/slm. Al suo interno accoglie 104 rocce, in arenaria levigata dai ghiacciai, incise con alcune delle raffigurazioni più note del repertorio d’arte rupestre della Valle Camonica, riconosciuto dall’UNESCO nel 1979 patrimonio mondiale dell’umanità (sito n. 94 “Arte Rupestre della Valle Camonica”, primo sito italiano iscritto) per l’unicità del fenomeno e per l’importanza del contributo scientifico che lo studio delle incisioni ha apportato alla conoscenza della preistoria dell’Uomo. L’arte rupestre si sviluppò in Valle Camonica tra la fine del Paleolitico Superiore (tra 13.000 e 10.000 anni da oggi) e l’età del Ferro (I millennio a.C.), epoca di particolare fioritura del fenomeno, che perdurò, tuttavia, anche in età storica, romana, medievale e moderna.

Santuario di Minerva di Breno – Il Santuario di Minerva è un tempio di epoca romana, situato a Breno in località Spinera. Sorge addossato ad uno sperone roccioso sulle rive del fiume Oglio, di fronte ad una grotta naturale entro la quale sgorgava una sorgente. Il sito era già luogo di culto fin dall’età del ferro e ospitava un santuario, del quale sono stati rinvenuti alcuni recinti di pietre e un brandopferplatz, cioè uno spazio pavimentato che ospitava roghi rituali.

Villa Romana a Desenzano (Foto Facebook)Villa romana e Antiquarium –  La villa di Desenzano del Garda era disposta ai piedi di un declivio collinare e la spiaggia era a pochi metri da essa. Chi oggi vuole avere una visione d’insieme della villa, deve con la fantasia far emergere dal complesso dei ruderi le strutture degli ampi e distinti blocchi di edifici risalenti all’inizio del IV sec. d.C, e non tener conto, in questo suo primo approccio, di tutti quegli elementi che risalgono a dimore di periodi antecedenti, i cui resti, disposti su livelli inferiori, qua e là si intravedono. All’ingresso della villa è sistemato un piccolo museo che in tre sale espone materiali provenienti dagli scavi: fra questi vi sono resti di statue e di ritratti molto interessanti oltre a un frantoio per la spremitura di uva o di olive. 

Castello Scaligero di Sirmione Foto@WikipediaCastello Scaligero di Sirmione –  Il Castello scaligero di Sirmione è uno straordinario esempio di fortificazione lacustre e una delle più spettacolari e meglio conservate rocche scaligere del Garda. Edificato dopo oltre la metà del Trecento, prende il nome dalla famiglia della Scala che dominò su Verona e il suo territorio tra XIII e XIV secolo. Appartiene al castello una darsena che ancora oggi racchiude una piccola porzione del lago. Dal XVI secolo l’importanza di Sirmione come postazione difensiva diminuì a favore della fortezza di Peschiera del Garda. Nei secoli successivi, in epoca napoleonica e poi sotto la dominazione austriaca, il castello fu utilizzato come deposito di armi e vettovaglie e alloggio per le truppe. Successivamente, ospitò gli uffici comunali, l’ufficio postale, l’alloggio dei Carabinieri e un piccolo carcere. L’aspetto attuale fu definito nel corso dei restauri eseguiti dopo il 1919. Il Castello Scaligero è simile per tipologia ad altre fortezze coeve presenti nel territorio. Tipiche dell’architettura scaligera sono le torri scudate, ossia aperte verso l’interno, mentre la darsena è un eccezionale esempio di fortificazione portuale del XIV secolo. Il bacino interno fu interrato dall’accumulo di detriti nel corso dei secoli, per diventare completamente calpestabile nell’Ottocento. Solo in seguito agli interventi di restauro iniziati nel 1919 tornò ad accogliere l’acqua del lago al suo interno, per essere aperta ufficialmente al pubblico nel marzo 2018, grazie a un restauro promosso dal Polo Museale Regionale della Lombardia.

L’antico complesso delle Grotte di CatulloGrotte di Catullo e Museo archeologico di Sirmione –  All’estremità della penisola di Sirmione, in un’eccezionale posizione panoramica, si conservano i resti della più grande e lussuosa residenza privata dell’Italia settentrionale. Dal Rinascimento le strutture sono state chiamate “Grotte di Catullo” ad indicare i vani crollati, coperti dalla vegetazione, entro i quali si poteva entrare come in cavità naturali. Il riferimento a Catullo deriva dai versi del poeta latino, morto nel 54 a.C., che canta Sirmione, gioiello tra tutte le isole e penisole dei mari e dei laghi. I primi scavi con finalità scientifiche del sito risalgono a metà Ottocento ma, solo dopo l’acquisizione pubblica dell’area fra il 1947 e il 1949, vennero eseguite ampie ricerche che portarono alla pubblicazione (1956) di una prima guida del complesso, correttamente interpretato come sontuosa villa. Le indagini più recenti hanno permesso di precisare la cronologia della villa, costruita in età augustea (ultimi decenni del I secolo a.C.- inizio I secolo d.C) ed abbandonata nel corso del III secolo d. C. confermando che la costruzione attualmente in luce fu realizzata con un progetto unitario che ne defini l’orientamento e la distribuzione spaziale, secondo precisi criteri di assialità e simmetria. Un sondaggio nel settore meridionale della villa ha infine accertato l’esistenza di alcuni vani pertinenti ad un edificio antecedente la grande villa, intenzionalmente abbandonato e demolito a livello delle fondazioni al momento della nuova costruzione. La villa che possiamo oggi visitare copre un’area complessiva di oltre due ettari. Dopo l’ abbandono dell’edificio nel III secolo d. C., nella seconda metà del IV-inizi del V il sito ormai in rovina accolse una necropoli; più tardi fu inserito nella cinta fortificata diventando parte della struttura difensiva che circondò la penisola.

Parco archeologico del teatro e dell’anfiteatro di Cividate Camuno – L’area si trova ai piedi del monte Barberino, in luogo ben esposto al sole e fu riservata ai due edifici da spettacolo dopo il primo impianto della città. Attualmente sono visibili può circa un terzo del teatro e tutto l’anfiteatro con i suoi edifici annessi. Il parco è aperto al pubblico dall’aprile 2003

Parco archeologico nazionale dei Massi di Cemmo – Inaugurato nell’ottobre del 2005, costituisce l’ampliamento di una piccola Area demaniale, detta “dei Massi di Cemmo”, esistente fin dal 1964. Fortunati ritrovamenti archeologici avvenuti durante l’allestimento del Parco ne hanno arricchito la connotazione di luogo di culto con pietre incise: gli scavi condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici tra il 2000 ed il 2007 hanno portato alla luce un santuario strutturato, fondato nell’età del Rame (III millennio a.C.) e perdurato, con soluzioni di continuità, nell’età del Ferro e in epoca romana, fino a che, tra tarda antichità e Alto Medioevo, fu disattivato ad opera dei cristiani in quanto sede di cerimonie e culti pagani.

Cremona

Villa Romana e Antiquarium di Palazzo Pignano – La villa tardoantica (IV-V sec. d.C.), che si sovrappone a un impianto di I-II  sec. d.C., apparteneva a un personaggio di rango elevato, come dimostrato dal raffinato disegno architettonico della pianta e dall’esistenza di una cappella palatina. I resti, nonostante le spoliazioni, evidenziano un alto livello di lusso con ambienti mosaicati e un impianto di riscaldamento. Nell’Antiquarium sono esposti materiali provenienti dall’area, tra i quali frammenti di vetri per finestre, eccezionalmente conservati, e parti di sculture marmoree.

Museo Civico “Ala Ponzone” di Cremona – La Pinacoteca del Museo Civico “Ala Ponzone” ha sede nel cinquecentesco Palazzo Affaitati. Costituitasi nel corso dei secoli a partire dal Cinquecento, principalmente con le raccolte della famiglia Ponzone, legata ad uso pubblico col testamento del marchese Giuseppe Sigismondo Ala Ponzone nel 1842, ed ampliata con le opere provenienti da alcune soppresse chiese cremonesi, la raccolta di dipinti e sculture assomma oggi a più di duemila pezzi, solo in parte esposti nelle sale del Museo, tra cui spiccano il “San Francesco in meditazione” di Caravaggio e “L’ortolano” di Giuseppe Arcimboldi.

Museo archeologico di Cremona – Il nuovo Museo Archeologico, inaugurato nel 2009, ha sede nella basilica sconsacrata di San Lorenzo e nell’annessa quattrocentesca Cappella Meli. Esso espone la parte più significativa delle collezioni archeologiche cremonesi: attraverso i ritrovamenti effettuati a partire dal XIX secolo fino al recente scavo in piazza Marconi, permette di ricostruire l’immagine della città fondata dai Romani nel 218 a.C., la più antica nel territorio a nord del Po. 

Palazzo Ducale a MantovaMantova

Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova –  Il Palazzo Ducale di Mantova è ubicato nella zona nord-orientale della città si estende tra la riva del lago Inferiore e Piazza Sordello, l’antica Piazza di San Pietro. La famiglia Gonzaga (signori, marchesi ed infine duchi della città di Mantova) ne fa la propria residenza dal 1328 al 1707, quando l’ultimo duca, Ferdinando Carlo, è costretto all’esilio. Il palazzo, inizialmente composto da corpi di fabbrica di età diverse, trova forma organica nella seconda metà del XVI secolo, quando diviene un unico imponente complesso architettonico di 35.000 metri. Con il dominio austriaco alcuni ambienti della corte sono riadattati in luoghi di rappresentanza e durante il regno di Maria Teresa d’Austria l’edificio assume la denominazione di Palazzo Reale. Il Palazzo ducale di Mantova, fu un punto di riferimento per la storia dell’arte con l’arrivo a Mantova del Pisanello già nel primo Quattrocento, e, successivamente, con la presenza di Andrea Mantegna. Dopo l’abbandono del XIX secolo, il Palazzo Ducale è dall’inizio del Novecento oggetto di restauri e diventa sede museale statale. Oltre alla galleria di pittura, alle sezioni di archeologia e scultura, di notevole importanza sono gli appartamenti e il Castello di San Giorgio, in cui si trova la famosa “Camera degli sposi“, affrescata dal Mantegna, con scene di vita dei Gonzaga.

Monza Brianza

Cappella espiatoria - MonzaCappella Espiatoria di Monza – La Cappella Espiatoria è un memoriale voluto da Vittorio Emanuele III per commemorare l’assassinio del padre, Umberto I. Il re diede incarico del progetto all’architetto Giuseppe Sacconi, già autore del progetto del Vittoriano di Roma. I lavori furono terminati nel 1910, così da renderlo pronto in occasione del decimo anniversario dell’attentato. Il monumento, costruito sul punto esatto dell’attentato, è circondato da un giardino alberato, chiuso da una cancellata di ferro battuto. L’interno del tempio, a pianta circolare, è rivestito da mosaici di ispirazione bizantina e marmi di vari colori e di varie origini. Dall’esterno si accede alla sottostante cripta, a pianta a forma di croce greca, rivestita di marmi policromi e di bronzi. Le volte sono a mosaico riproducente un cielo stellato. All’incrocio dei quattro bracci della cripta è posto un cippo di marmo nero che reca incisa la data del 29 luglio 1900, a ricordare il punto in cui re Umberto I fu abbattuto dall’anarchico Bresci. Una debole luce dorata filtra da dieci finestre chiuse da lastre d’alabastro. 

 

 

Pavia

Civico museo archeologico di Casteggio e dell’Oltrepò Pavese

Museo della Certosa di Pavia – Lungo il lato meridionale del cortile antistante la facciata della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, si trova il Palazzo Ducale, antica residenza estiva della dinastia visconteo-sforzesca e foresteria per ospiti di alto rango, oggi sede prestigiosa del Museo della Certosa. L’edificio, modificato nel 1625 da un intervento in facciata dell’architetto Francesco Maria Richini, presenta una successione lineare di finestre tra semicolonne che conferiscono eleganza e luminosità all’intera struttura. 

Museo archeologico nazionale della Lomellina – Aperto nel 1998, il Museo Archeologico Nazionale della Lomellina è collocato all’interno del Castello Sforzesco di Vigevano. Raccoglie le testimonianze archeologiche provenienti da scavi o recuperi occasionali nella zona.
 

Palazzo Besta a TeglioSondrio

Museo di Palazzo Besta a Teglio –  Palazzo Besta sorge in un pianoro alle porte di Teglio e si affaccia sulla valle e sulle Alpi Orobie. Venne costruito verso il 1433, su preesistenti strutture medioevali, sotto ordine di Azzo I e Azzo II Besta. E’ il monumento più importante della provincia di Sondrio ed uno dei più significativi esempi di dimora signorile Lombarda del Rinascimento. Il Palazzo rimase dei Besta e dei loro eredi fino al 1726 quando divenne proprietà del console di giustizia Pietro Morelli che apportò alcune modifiche interne come la costruzione delle due stue verso la valle. La proprietà fu in seguito smembrata tra diverse famiglie di contadini che si installarono nell’edificio e lo adattarono ad abitazione, stalla e fienile. Da incuria e abbandono fu salvato nel 1911 quando venne acquistato dallo Stato Italiano, che finanziò gli interventi di restauro iniziati nel 1912 e terminati nel 1927. Il palazzo è caratterizzato da un’elegante loggia e da un pozzo ottagonale in marmo. L’edificio ha tre piani fuori terra che si articolano intorno ad un cortile quadrato con due ordini di logge. La facciata principale fiancheggia la strada di accesso al paese. E’ divisa in due piani da un’alta fascia decorata a rombi. Le finestre di dimensioni variabili, sono sormontate da timpani triangolari, al centro dei quali sono dipinti tondi con profili di uomini illustri. Nelle lunette del sottogronda sono affrescati gli stemmi di alcune importanti famiglie telline. All’interno del Palazzo Besta denominato “Antiquarium tellinum” sono conservate diverse steli dell’età del bronzo ritrovate dal 1940 in poi, di cui la più famosa è la “stele della Dea Madre“, simbolo dell’arte dell’incisione rupestre del terzo millennio avanti Cristo.

Parco delle incisioni rupestri con Rupe Magna di Grosio – In un contesto naturalistico di grande suggestione si possono ammirare la Rupe Magna, una grande roccia che reca oltre 5000 incisioni (IV-I millennio a.C.) e le imponenti vestigia di due castelli medievali.
 

​Varese

L'antico Castrum di CastelseprioParco archeologico e Antiquarium di Castelseprio – II Parco archeologico di Castel Seprio è stato costituito alla fine degli anni Cinquanta, dopo la rivalutazione della chiesetta di S. Maria foris portas nel 1944, e a seguito dei risultati ottenuti attraverso il disboscamento dell’area delle chiese del castrum nonché dei numerosi saggi di scavo effettuati. Si conservano i resti del castrum e del borgo dell’antica Sibrium, con notevoli testimonianze religiose di età paleocristiana, longobarda e medioevale. Il sito conobbe frequentazioni dalla tarda età del Bronzo e dalla prima età del Ferro, ma divenne importante come centro difensivo nella tarda età imperiale per la sua posizione: consentiva infatti il controllo della strada proveniente dal Canton Ticino, quella percorsa dai popoli d’Oltralpe per occupare la fertile pianura dell’Italia del Nord. Divenuto castrum, in epoca tardoromana, fu centro di una certa rilevanza in età longobarda e carolingia. Venne poi raso al suolo nel 1238. All’interno del parco è presente l’Antiquarium, piccolo edificio con corte conosciuto come monastero di S. Giovanni, conserva resti della sua chiesa con affreschi di età rinascimentale. Sembra potersi datare in alcune sue parti al 1300.

Area archeologica Monsorino di Golasecca – L’area archeologica è la più importante testimonianza monumentale nell’Italia nord-occidentale della cultura dei Celti golasecchiani (XII-V sec. A.C.). Individuata per la prima volta nel XIX secolo, fu oggetto di scavi sistematici dalla fine dell’800. Nell’area sono visibili strutture funerarie circolari e rettangolari di VIII-VII a.C., realizzate in grossi ciottoli a recinzione delle fosse in cui era deposta l’urna contenente le ceneri del defunto, accompagnata dal corredo (ceramiche, oggetti in bronzo e ferro). 

Musei Civici di Villa Mirabello a Varese – Per la prima volta anche i musei civici del capoluogo aderiscono all’iniziativa del Mibact, in occasione dell’ultima domenica di apertura della mostra ‘Renato Guttuso a Varese’.