Home Milano L’imballaggio che non inquina arriva dal Giappone, a Brescia la sperimentazione ecosostenibile

L’imballaggio che non inquina arriva dal Giappone, a Brescia la sperimentazione ecosostenibile

L’imballaggio che non inquina arriva dal Giappone, a Brescia la sperimentazione ecosostenibile
L’imballaggio che non inquina arriva dal Giappone, a Brescia la sperimentazione ecosostenibile

È trasparente, ha una grafica basica e presenta poche scritte colorate. Quelle necessarie, però, a far capire che l’imballaggio dei GreenGriss, ovvero i grissini dell’azienda Valledoro di Brescia, è completamente biodegradabile. Il futuro del packaging ecosostenibile viene dal Giappone e in Italia ha messo radici nell’industria bresciana di prodotti da forno, che da tempo prova a trovare un’alternativa all’uso massiccio della plastica. 

 

“Abbiamo impiegato due anni per trovare l’imballaggio che preservasse le caratteristiche organolettiche e la freschezza dei nostri prodotti – racconta Giulio Zubani, amministratore delegato della Valledoro – Prima di adottare definitivamente l’involucro nipponico, con il suo rivestimento più spesso e capace di bloccare l’umidità, lo abbiamo messo in un vaso pieno di terra: Dopo tre mesi non era rimasto nulla”. Per prudenza, però, l’azienda ha scelto di investire le risorse solo sui GreenGriss al momento: “In un anno dal lancio la risposta dei consumatori è stata davvero timida, ma tra due mesi i risultati potrebbero completamente cambiare”.

 

Una sperimentazione realizzata in vista dell’entrata in vigore dal primo luglio 2020 della “plastic tax”, l’aumento di 0,45 centesimi previsto dal governo per ogni chilogrammo di plastica usato dalle aziende italiane. “Sono un po’ dubbioso sul provvedimento – spiega Zubani – Più che tassare la plastica per limitarne l’uso, io avrei stanziato incentivi per utilizzare imballaggi compostabili come il nostro; temo infatti che aumenteranno i prezzi dei prodotti e a farne le spese saranno solo i consumatori”.

 

La ricerca intanto va avanti. “Oltre al riciclo della plastica e alla creazione di nuove bioplastiche, anche in Italia si lavora costantemente per creare involucri derivati dai polisaccaridi, tra cui amidi e cellulosa – racconta Mario Malinconico, direttore di ricerca dell’Istituto per i Polimeri, compositi e biomateriali del Consiglio nazionale delle ricerche – Ma ci vorranno ancora 30 anni per sbarazzarci davvero delle plastiche”. 

 

Nello specifico, trattandosi di cellulosa, c’è chi potrebbe preoccuparsi per il futuro dei boschi: “Non ce n’è motivo – assicura Malinconico – Bastano alberi giovani per ricavare la cellulosa necessaria agli imballaggi alimentari e se continuiamo sulla strada di piantare tanti alberi per quanti ne preleviamo, la nostra natura è salva”. Più problematico, invece, è il processo di trasformazione della cellulosa: “Bisogna sempre assicurarsi che avvenga attraverso alte temperature e non attraverso processi chimici – conclude il professore – altrimenti di ecosostenibile ci sarebbe solo il prodotto finale”.