Lavoro pericoloso, nel Lecchese crescono gli incidenti

Lavoro pericoloso, nel Lecchese crescono gli incidenti
Lavoro pericoloso, nel Lecchese crescono gli incidenti

Lecco, 5 febbraio 2020 – Lavoro sempre più pericoloso in provincia di Lecco e in quella di Como, perché di lavoro ci si ferisce, ci sia ammala e si muore pure. Nel Lecchese si verificano più di dieci infortuni sul lavoro al giorno, in quella di Como più di 15. Nel 2019, in base ai dati elaborati dai funzioni della Cisl Lombardia sulle statistiche fornite dagli ispettori dell’Inail, sono stati denunciati nel Lecchese 3.707 infortuni.

Il numero è in crescita, perché nel 2018 erano stati 3.690, cioè 17 in meno e nel 2017 3.488: nel corso dell’ultimo triennio si è registrato quindi un incremento del 6,5% degli incidenti nell’ambito dell’attività lavorativa, compresi quelli in auto durante i trasferimenti. Le vittime sono state cinque, una in più delle morti bianche, che di bianco non hanno proprio nulla, del 2018 e del 2017. Dal 2017 al 2019 i feriti del lavoro sono stati un esercito di quasi 11mila persone, i caduti 13. Ci sono poi anche le malattie professionali, direttamente collegate e conseguenti al mestiere che si svolge: l’anno scorso si sono contati 100 casi. Sull’altra sponda del lago la situazione non è certo migliore: gli infortuni denunciati nel 2019 sono stati 5.750, quasi duecento in più rispetto ai 5.558 del 2028 e trecento, pari a quasi uno al giorno in più, dei 5.458 del 2017, rispetto a cui si è verificato un aumento del 5%. In sei degli infortunati hanno perso la vita, tanti quanti l’anno precedente ma 4 in più rispetto alle due vittime di quello prima ancora, per 14 morti bianche in tre anni.

I casi di malattie professionali denunciati sono stati invece 138, una manciata in meno rispetto ai 143 del 2018. “Dai dati arriva la drammatica conferma degli infortuni mortali in ascesa in regione – commenta Pierluigi Rancati, segretario di Cisl Lombardia con delega alla Salute e sicurezza -. I decessi sono stati 171, l’8,5% in più dei 163 del 2018. Il settore più critico è quello dell’agricoltura che passa da 5 morti bianche nel 2018 a 13 nell’anno appena concluso. Confrontando i numeri col 2017 emerge un quadro ancora più preoccupante con un aumento del 23% delle vittime rispetto alle 139 di tre anni fa”. Sul fronte degli infortuni totali denunciati l’incremento registrato è sostanzialmente una conferma: +0,06%, con 119.858 nel 2018 e 119.930 nel 2019, pari a 328 al giorno, 13 all’ora, compresi notti, week end e festivi. Anche sul fronte delle malattie professionali si registra un incremento: da 4.115 denunce nel 2018 a 4.140 nel 2019. Eppure almeno non morire di lavoro è possibile.

La conferma arriva da Sondrio dove nel 2019 non si sono contate vittime, mentre erano state 6 nel 2018 e 4 nel 2017. “A dimostrazione che l’obiettivo degli infortuni mortali zero è possibile va citata la provincia di Sondrio che, sempre in base ai dati Inail delle denunce di infortunio mortale, passa da 6 del 2018 a zero nel 2019”, sottolinea ancora Rancati. Anche nel Sondriese gli infortuni crescono: nel 2019 le denunce di incidenti sul lavoro sono stare 2.323 rispetto alle 2.269 del 2018 e alle 2.174. La denunce per malattie professionali so o state invece 87, 18 in meno delle 105 del 2018. A livello lombardo, la maglia nera degli infortuni mortali nel 2019 spetta alla provincia di Monza e Brianza che raddoppiano, passando dai 7 del 2018 a 14 con un incrementi del 100%. Ci sono poi Varese dove le morti bianche l’anno scorso sono salite da 10 a 15 con un un’impennata del 50% e, al terzo posto della poco lusinghiera classifica, Brescia con un aumento del 45% da 22 a 32 vittime del lavoro.