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L’arcivescovo Delpini al Pirellone: “Umanesimo lombardo contro la corruzione, lavoriamo per famiglia e accoglienza”

L'arcivescovo Delpini al Pirellone:
L'arcivescovo Delpini al Pirellone: "Umanesimo lombardo contro la corruzione, lavoriamo per famiglia e accoglienza"

Ha voluto parlare di “umanesimo lombardo”, ma ha anche ricordato il pericolo reale della corruzione, con “l’impressione, talora confermata da fatti e indagini, che le misteriose forze del male percorrano vie per insinuarsi negli affari lombardi e investire i loro profitti illeciti per moltiplicarli”. Ha chiesto un impegno concreto per le famiglie, in termini di politica fiscale e di diritto alla casa, e a raccogliere la sfida dell’accoglienza, davanti a un “fenomeno migratorio che è estremamente complesso e ha una risonanza emotiva profonda, anche se talora deformata da un’enfasi sproporzionata per alcuni aspetti”. E ha sottolineato che la Lombardia non è solo Milano e che “forse un certo ossessivo convergere di risorse, di attenzioni mediatiche, di rivendicazioni di eccellenze finiscono per essere un danno per Milano e per il territorio regionale più che un prestigio promettente”. L’arcivescovo di Milano Mario Delpini fa visita al Consiglio regionale lombardo e in un’aula non proprio affollata, accompagnato dal presidente del Consiglio  Alessandro Fermi e dal governatore Attilio Fontana si rivolge agli uomini delle istituzioni, che devono lavorare in un “contesto suscettibile che espone più alla critica che alla gratitudine, all’insulto più che al rispetto”.

E’ un lungo e articolato discorso il suo, che riprende le parole pronunciate a Sant’Ambrogio e che tocca molti punti: la famiglia e i figli, il lavoro e i giovani, la società plurale, il futuro del cristianesimo ambrosiano. Ed è per questo che parte dall’elogio dell’umanesimo lombardo, “non stucchevole autocelebrazione”, ma “un modo di vivere, lavorare, pregare assieme, di coltivare pensieri e competenze, di vivere la solidarietà e il volontariato, che ha ricevuto, accolto, messo a frutto il contributo di persone che hanno trovato casa in Lombardia provenendo da tutte le regioni d’Italia e, in proporzione minore, da tutte le parti del mondo”. Umanesimo lombardo che ha in sé lo spirito ambrosiano, ma va oltre: “La Regione è di più di Milano e richiede a chi l’amministra uno sguardo che non si concentri solo sulla città: l’attenzione mediatica e l’opinione pubblica sembrano concentrate in modo sproporzionato sulla città capitale, l’idea che ‘tutti vanno a Milano a lavorare, a studiare, a farsi curare’ non rende giustizia alla realtà e attiva un pendolarismo che comporta uno sperpero incalcolabile di tempo, di energie, un complicarsi di problemi di gestione del territorio. Il danno per la città è che si spopola di abitanti e si riempie di pendolari e di turisti; il danno per il resto della Regione è che si impongono spostamenti logoranti e smarrimento di identità e di risorse disseminate sul territorio. Credo che lasciare che il territorio si trasformi in una grande periferia – dormitorio è un impoverimento antropologico, culturale, economico mortificante”.

L’altro tema, la corruzione: “La Regione Lombardia attira l’attenzione del mondo intero per la sua ricchezza, per essere luogo promettente per investire risorse, per attendersi profitti. Non possiamo però ignorare il pericolo che la ricchezza comporta: diventa oggetto di un desiderio avido di possesso, diventa un idolo al quale sacrificare i principi dell’onestà, della legalità, dei valori dell’umanesimo lombardo”. E qui si rivolge agli amministratori riuniti al Pirellone: “Il compito del sistema politico e amministrativo è quello di vigilare, di resistere alla tentazione di lasciarsi distrarre da proposte allettanti, di creare alleanze per discernere, per contrastare i piani della malavita organizzata, dei capitali di ambigua provenienza, per evitare che nelle complicazioni delle procedure e della burocrazia rimangano impigliati coloro che vogliono essere rispettosi della legge e prevarichino quelli che sanno come aggirare la legge e agiscono senza scrupoli”.

Parla ancora, Delpini, di case popolari, di una necessaria alleanza per il sostegno agli adolescenti, ai malati, a chi è in condizioni di fragilità, agli anziani e a chi cerca lavoro. “Appartiene allo spirito dell’umanesimo lombardo una forma di sussidiarietà tra società civile, comunità cristiana, amministrazione pubblica: in questa alleanza e integrazione troviamo fiducia per affrontare le sfide di oggi, talora drammatiche e complicate”. Il richiamo, all’aula a guida leghista, è alla sfida dell’integrazione e alla necessità di “liberarsi dalla logica del puro pronto soccorso”: “Milano e, in proporzioni diversificate, tutta la regione Lombardia, si trovano di fronte alla sfida della convivenza di persone che vengono da molte parti del mondo e portano le loro capacità, le loro attese, i loro bisogni, la loro cultura e mentalità, talora le loro miserie, i loro traumi e le loro sofferenze, le loro virtù e i loro vizi. Credo che questo consiglio possa diventare una palestra efficace capace di insegnare al resto della società come affrontare in modo maturo una questione così complessa, dobbiamo andare oltre le pratiche assistenzialistiche mortificanti per chi le offre e per chi le riceve, anche oltre una interpretazione che intenda integrazione come omologazione. Siamo chiamati a guardare con fiducia alla possibilità di dare volto a una società plurale in cui i tratti identitari delle culture contribuiscano a un umanesimo inedito e promettente”. E per questo guarda con favore all’istituzione da parte della Regione di una consulta interreligiosa: “Benvenuto futuro, benvenuta società ambrosiana plurale”.