Lamina, due anni dopo la strage: “Non dimenticate il loro sacrificio”

Lamina, due anni dopo la strage:
Lamina, due anni dopo la strage: "Non dimenticate il loro sacrificio"

Milano, 18 gennaio 2020 – Una messa celebrata per gli operai morti due anni fa, “più che colleghi amici, che adesso non vanno dimenticati”. Prima della funzione, giovedì sera nella chiesa di San Martino in Greco, il lavoro si è svolto regolare nella ditta Lamina in via Rho, con il pensiero rivolto alla fuga di gas argon nella vasca del forno che il 16 gennaio 2018 ha ucciso i fratelli Arrigo e Giancarlo Barbieri, Giuseppe Setzu e Marco Santamaria, elettricista di una ditta esterna. La vicenda giudiziaria si è chiusa con il patteggiamento della pena (sospesa) di 1 anno e 10 mesi di reclusione da parte del titolare dell’azienda metallurgica, l’imprenditore Roberto Sanmarchi accusato di omicidio colposo, che ha risarcito i familiari delle vittime del più grave infortunio sul lavoro avvenuto a Milano negli ultimi anni.

Due anni dopo, spenti i riflettori, resta il dolore dei colleghi e dei parenti, gli appelli per “non dimenticare” e fare di più per fermare le stragi sul lavoro. “Da parte dell’azienda c’è stato un grosso investimento per la sicurezza – spiega Pasquale Arcamone, da più di trent’anni dipendente della Lamina, delegato sindacale Fiom-Cgil – i lavori sui forni sono terminati di recente, sono stati fatti passi avanti sul fronte della prevenzione. Non abbiamo perso solo colleghi ma amici, quello che è successo dovrà essere un monito perenne”. Due anni dopo il quadro, alla Lamina, è composto da luci e ombre. Miglioramenti, soldi investiti in una piccola azienda descritta dai dipendenti come “una famiglia”, ma anche problemi irrisolti. “Episodi che fanno pensare – spiega Marco Verga, sindacalista Fiom – il rischio è che al di là delle azioni dovute tutto resti come prima”. Il riferimento va a un contenzioso tra Fiom e azienda sull’ultimo Piano della formazione per la sicurezza, approdato a settembre anche davanti all’Organismo paritetico di conciliazione su impulso del sindacato. “C’erano problemi sostanziali – prosegue Verga – tra cui l’assenza di una verifica da parte del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza”.

Un nuovo capitolo che rende ancora più tesi i rapporti tra la Fiom e Sanmarchi, che non avrebbe ben digerito la decisione del sindacato di costituirsi parte civile nel procedimento. Nel luglio scorso la Fiom aveva fatto partire anche un esposto all’Ats, dopo che un operaio “si è sentito male per il troppo caldo” mentre lavorava nella ditta nel quartiere Greco che impiega una trentina di persone. Ombre sulla sicurezza furono evidenziate anche dall’inchiesta della Procura di Milano, con falle nei sistemi portate alla luce da una complessa consulenza. Era stato accertato che nella fabbrica, infatti, non c’erano “procedure di sicurezza sulla utilizzazione della centralina di allarme del livello di ossigeno” e “sulla gestione della funzione di tacitazione” dell’allarme stesso che quel giorno suonò al mattino e venne probabilmente disattivato da uno dei quattro operai, che poi scesero nella vasca del forno e morirono uno dopo l’altro. Non è stato, però, mai accertato perché fosse stata aperta la valvola che aveva provocato la fuoriuscita del gas.