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Il calcio a porte chiuse: il suono del silenzio, perché giocare senza pubblico aiuta i ragazzi

Giocando al suono del silenzio le cose cambiano, cambia tutto. Il calcio a porte chiuse è uno sport diverso, lo dimostrano i risultati pazzi delle partite di Champions, l’8-2 del Bayern sul Barcellona, i due turni superati dall’outsider Lione nei confronti di Juve e Manchester City. «Nulla di tutto ciò mi sorprende» spiega Antonio De Lucia, presidente della Società italiana di Psicologia dello Sport (SIPsiS), «le porte chiuse condizionano come e più del pubblico». 

In che modo? 

«La condizione psicologica è nuova e completamente diversa rispetto a quel che un giocatore di calcio è abituato a vivere. In genere nel calcio si gioca in casa o in trasferta, in condizioni sedimentate e tradizionali: in casa sai di avere il pubblico a favore, in trasferta contro. Hai dei riferimenti precisi, pure visivi». 

A porte chiuse invece viene meno tutto ciò. 

«I giocatori sono abitudinari, hanno la propria curva, conoscono i toni del proprio tifo, riconoscerebbero a occhi chiusi, dal vociare, dal crescere della tensione intorno, le dinamiche e i momenti di una partita. Nel silenzio invece si trovano a dov

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