Il 2020 sarà l’anno dell’Isola Comacina: un secolo fa venne restituita all’Italia

Il 2020 sarà l'anno dell'Isola Comacina: un secolo fa venne restituita all'Italia

Tremezzina (Como), 31 dicembre 2019 –  E’ una storia di guerra, assedi, distruzioni e maledizioni quella dell’Isola Comacina, l’unica del lago di Como ma non solo per questo motivo così famosa. Questo lembo di terra di appena 7,5 ettari di superficie vanta infatti un passato così ricco di aneddoti ed eventi straordinari da rivaleggiare con la Città del Vaticano, che però è 6 volte più grande. Il 2020 sarà un po’ l’anno dell’isola, in ricordo di quel che accadde tra il 1919 e il 1920 quando l’isola Comacina venne lasciata in eredità dal suo ultimo proprietario, Augusto Giuseppe Caprani, al Re del Belgio come risarcimento per l’invasione tedesca e la distruzione del paese. Per un anno fu a tutti gli effetti un exclave del Belgio in Italia, salvo essere poi riconsegnata al nostro Paese dal Re del Belgio, Alberto I, attraverso la donazione a un ente morale che ha a capo il Console del Belgio e il presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Brera. Nel mandato sull’isola si sarebbe dovuto costruire un albergo e delle case per ospitare gli artisti dei due paesi, il primo rimase sulla carta ma tre villette furono edificate nel 1939 a questo scopo dall’architetto Pietro Lingeri.

E’ solo l’ultimo atto di una storia antichissima che affonda le sue radici in epoca romana, quando qui si stabilì la comunità degli Aususciates da cui deriva il nome di Ossuccio. L’isola fortificata fu una delle ultime fortezze dell’Impero Romano d’Occidente comandato da Francione, in grado di resistere con la sua guarnigione per sei mesi all’assedio dei Longobardi che nel frattempo stavano dilagando nel Nord Italia. Fu qui che nel 569 D.C. si rifugiarono i nobili romani dopo la caduta di Milano, in quello che costituiva l’estrema propaggine del sistema difensivo dell’Impero Bizantino in questa parte d’Italia insieme al castello di Laino, il Castel Baradello, Castelmarte e la guarnigione che si era arroccata nel Buco del piombo a Erba. La resistenza terminò nel 588 quando l’esercito longobardo di Autari, espugnò le fortificazioni ma al comandante bizantino venne concesso l’onore delle armi e la salvezza per se, i soldati e gli abitanti della guarnigione.

E’ in questo periodo che sono fiorite le prime leggende legate all’isola, ad esempio quella sul fatto che tra gli oggetti preziosi custoditi qui ci fosse anche il Sacro Graal, la coppa da cui secondo la tradizione Medioevale bevvero Cristo e i discepoli durante l’ultima cena. Solo un aneddoto nella storia affascinante dell’isola che proseguì nell’Altomedioevo con la costruzione di diverse chiese e una basilica intitolata a Sant’Eufemia voluta, secondo la tradizione, da Sant’Abbondio che portò fin qui anche le reliquie dei martiri. Un tesoro dall’inestimabile valore religioso e civile per l’epoca custodite nelle chiese che a loro volta erano protette da una cittadella fortificata. Sotto il dominio dei Longobardi l’Isola Comacina conservò un ruolo importante, ma venne distrutta dai Franchi nel 700 D.C. Il peggio però sarebbe arrivato alcuni secoli dopo, nel 1100 con la guerra decennale tra Como e Milano.

L’isola Comacina era una roccaforte dei secondi e venne occupata una prima volta nel 1124, liberata tre anni dopo quando i milanesi vinsero la guerra e distrussero Como. Ci vollero quasi cinquant’anni perché la città risorgesse dalle sue ceneri e la sua vendetta contro l’isola Comacina e i suoi abitanti fu terribile: nel 1169 Como strinse un’alleanza con l’imperatore Federico Barbarossa e le tre pievi di Dongo, Gravedona e Sorico. L’isola Comacina fu distrutta dalle fondamenta e rasa al suolo: le pietre che costituivano i muri delle chiese, le case e le fortificazioni furono abbattute e gettate nel lago perché nessuno potesse ricostruirla. Il vescovo di Como Vidulfo la scomunicò: «Non suoneranno più le campane, non si metterà pietra su pietra, nessuno vi farà mai più l’oste, pena la morte violenta». Mille anni dopo anche la maledizione, per fortuna, è andata in prescrizione.