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Giornata della Memoria, l’albero di Perlasca e la corona all’Albergo Regina: le celebrazioni a Milano

Giornata della Memoria, l'albero di Perlasca e la corona all'Albergo Regina: le celebrazioni a Milano
Giornata della Memoria, l'albero di Perlasca e la corona all'Albergo Regina: le celebrazioni a Milano

Milano ha dato il via alle celebrazioni per il Giorno della Memoria con la tradizionale cerimonia di deposizione delle corone all’ex albergo Regina, in via Silvio Pellico, che fu quartier generale nazista delle SS a Milano a partire dal 1943. Un luogo di tortura dove venivano imprigionati ebrei e dissidenti del regime e che “per 65 Milano ha rimosso dalla sua memoria – come ha ricordato Roberto Cenati, presidente di Anpi Milano – , una rimozione pericolosa a cui si è rimediato 10 anni fa con la posa di una targa”. Cenati ha poi sottolineato come in Italia ed Europa “si assiste ad una deriva xenofoba, razzista, antisemita preoccupante. Un fenomeno che ci deve preoccupare sempre più anche dopo quanto accaduto a Mondovì”, dove è stata imbrattata con scritte antisemite la casa di una partigiana. L’assessore al Bilancio del Comune di Milano Roberto Tasca ha ricordato come la città anche con la marcia dei sindaci a sostegno di Liliana Segre “dimostra di resistere alla politica dell’odio. Chi arriva a Milano diventa cittadino come gli altri e l’accoglienza può aiutarci a contrastare pericolosi ritorni al nazionalismo”. Ha preso parte alla cerimonia anche il presidente del Consiglio regionale lombardo, Alessandro Fermi, che ha sottolineato come “la memoria per essere forte deve essere viva e capace di dialogare con il presente. Questo è anche il primo dovere delle istituzioni nei confronti dei giovani”.

Cerimonia anche all’Istituto superiore Carlo Cattaneo, dove sono state consegnate le medaglie d’onore agli internati militari italiani durante il nazifascismo. “Un patto tra generazioni” per il prefetto di Milano, Renato Saccone, che ha partecipato alla cerimonia. “Abbiamo coi ragazzi del Cattaneo deciso di rendere onore a chi ha fatto una scelta importante – ha spiegato Saccone -: ovvero gli internati militari italiani che dissero no alla Repubblica  sociale italiana e scelsero i campi di concentramento, invece di aderire a un ideologia che portò solo danni e disastri al nostro Paese e al mondo”. Per il prefetto di Milano oggi “è una giornata contro l’indifferenza e contro il fanatismo”. “Per questo bisogna coltivare la conoscenza e la memoria. Noi oggi , nel ricordare, ribadiamo con  questi ragazzi l’impegno per la democrazia e la tolleranza”, ha spiegato il prefetto.

GIORNO DELLA MEMORIA – TUTTE LE INIZIATIVE

“Mezzo milione di persone era reduce da uno, due anni di guerra – ha ricordato Saccone -. Avevano una scelta davanti: furono sollecitati e stimolati a tornare in Italia (per aderire alla Rsi ndr.) e invece decisero di affrontare le pene, le difficoltà, la fame”. “Non furono neanche riconosciuti come prigionieri di guerra – ha aggiunto -, ma preferirono restare nei campi e arrivarono a volte dopo mesi, dopo un anno dalla fine della guerra, a tornare alle loro famiglie, alle loro abitazioni”.

Gli allievi dell’Istituto “Caterina da Siena”, in collaborazione con il Municipio 3, hanno incontrato Franco Perlasca, figlio di Giorgio e presidente della Fondazione “Giorgio Perlasca” che ha raccontato la storia del padre e piantato un ulivo assieme agli studenti.

Giorgio Perlasca fu un uomo semplice e “normale” che, nella Budapest del 1944, si mise al servizio dell’ambasciata spagnola, spacciandosi per il console Jorge Perlasca, scegliendo di salvare la vita a circa 5.200 persone, non solo ebree.

Non ha potuto essere presente di persona Edith Bruck oggi al Conservatorio di Milano dove circa 1.500 studenti si sono ritrovati questa mattina per ascoltare la testimonianza della scrittrice di origine ungherese, sopravvissuta ai campi di concentramento. L’hanno però potuta conoscere – nell’appuntamento organizzato dall’associazione Figli della Shoah insieme al Conservatorio – attraverso il documentario a lei dedicato nel 2012 dalla Fondazione Villa Emma. Villa Emma a Nonantola, nel modenese, è il luogo in cui trovarono rifugio dalle persecuzioni 73 ragazzi ebrei fino al settembre 1943, quando con l’invasione nazista furono nascosti fino a che non riuscirono ad arrivare in Palestina, con due sole eccezioni. Ora la Fondazione si occupa di ricerca storica e divulgazione e ha realizzato tre documentari su tre diversi personaggi: lo scrittore Boris Pahor, triestino di origine slovena, partigiano che venne internato nei campi tedeschi; Primo Levi e appunto Edith Bruck, ungherese che, dopo la deportazione nei campi, arrivò in Italia dove trovò una nuova lingua per raccontare le sue storie. “Con lei – ha spiegato il direttore della Fondazione Fausto Ciuffi – siamo partiti dal racconto della ripresa della vita in un nuovo Paese. La sua è una vicenda che parla molto ai ragazzi di oggi, che si misura con il passato ma anche con il presente”.