Home Milano Fortino di via Gola a Milano, la vicesindaca Scavuzzo: “Entro l’anno la...

Fortino di via Gola a Milano, la vicesindaca Scavuzzo: “Entro l’anno la svolta, più sicurezza per gli abitanti”

Fortino di via Gola a Milano, la vicesindaca Scavuzzo:
Fortino di via Gola a Milano, la vicesindaca Scavuzzo: "Entro l’anno la svolta, più sicurezza per gli abitanti"

Dice che le scene “di violenza gratuita” di Capodanno, con i roghi appiccati e i vigili del fuoco accerchiati e aggrediti, sono state uno “sfregio inaudito”. Ma, adesso, la vicesindaca con delega alla Sicurezza Anna Scavuzzo guarda soprattutto a chi, in via Gola, “sta portando avanti un’attività di resistenza sociale e culturale che è un bene da tutelare e da far crescere”. Ed è soprattutto a loro, agli abitanti e alle associazioni, che si rivolge per promettere “una svolta entro un anno”. Perché adesso, spiega, “dovremo essere ancora più incisivi e accelerare per dare tempi certi a chi ha diritto di vivere sicuro”.

 

Come è possibile che in via Gola esista ancora una enclave in cui non sembrano esserci regole?

“In realtà non stiamo parlando di una zona in cui le istituzioni non esistono. Poco prima di Capodanno, tra l’altro, la questione era stata affrontata con la prefettura e lo stesso sindaco è andato in quel quartiere per dare un segnale di presenza, forte. Soprattutto nell’ultimo anno e mezzo, abbiamo portato avanti molti progetti per fare in modo che chi pensa ancora che quella sia una zona franca non abbia spazio”.

Quali sono questi progetti?

“Penso a tutto il lavoro fatto, in un contesto non semplice, con i controlli tra il Naviglio e gli spazi verdi, gli arresti per spaccio, alle attività all’ex Fornace. E poi il doposcuola per i ragazzi, il cinema nei cortili, le feste di via, per portare avanti azioni che fanno parte di un mix sociale e culturale indispensabile per rivitalizzare lo spazio pubblico e togliere aria all’illegalità”.

Pensa che il Comune abbia fatto abbastanza? Anche quello che è accaduto a Capodanno racconta una situazione molto difficile.

“Non è mai abbastanza e non solo perché il problema è ancora aperto. C’è un margine di miglioramento ampio, però, in un contesto che richiede, e lo dico senza voler partecipare al gioco dello scaricabarile, uno sforzo da parte di tutti. Il Comune c’è e ci sarà, facciamo la nostra parte, ma è indispensabile farla tutti insieme lavorando, ognuno per le proprie competenze, sul fronte della sicurezza, riqualificando le case popolari, dal punto di vista sociale e culturale. Solo così saremo più incisivi e rapidi”.

Il Comune non gioca allo scaribarile, dice. Eppure, molto spesso, avete puntato il dito contro Aler, che possiede quelle case.

“È evidente che c’è una responsabilità di Aler, ma ora dobbiamo chiamarci tutti, gli uni con gli altri, alla responsabilità. Il modello è quello messo in campo con il bosco della droga di Rogoredo: un tavolo congiunto in prefettura, a cui siamo pronti a essere chiamati, che possa siglare un’alleanza tra le istituzioni”.

Le associazioni chiedono tempi rapidi. Che cosa può assicurare loro?

“Sarà quel tavolo inter-istituzionale a darsi obiettivi, a fissare i compiti che ognuno si assumerà e a stabilire una tabella di marcia su cui misurare il lavoro. Ma, certo, il prossimo anno sarà decisivo e lo stesso sindaco ha chiesto una svolta”.

Il tavolo dovrà pensare anche a sgomberare palazzi dove l’occupazione abusiva sfiora il 40 per cento?

“Sicuramente ci sono situazioni irregolari che andranno risolte, costruendo percorsi per chi è in condizione di fragilità e colpendo in modo duro chi è nel quartiere per spacciare, per la prostituzione, i criminali”.

Anche il centro sociale dovrà essere sgomberato?

“Guardi, chi ci accusa di essere vicini a un centro sociale come quello ignora che il nostro non è stato certo un approccio soft. Non bisogna mettere tutti sullo stesso piano, ma le azioni criminali vanno colpite indipendentemente da dove arrivano”.