Cremona, perde il braccio in un incidente sul lavoro: i medici glielo riattaccano

Cremona, perde il braccio in un incidente sul lavoro: i medici glielo riattaccano
Cremona, perde il braccio in un incidente sul lavoro: i medici glielo riattaccano

Cremona, 14 febbraio 2020 – I medici di Ortopedia dell’Ospedale Maggiore di Cremona gli hanno riattaccato il braccio finito in un macchinario sul lavoro.

Tutto inizia una sera di dicembre quando, Massimiliano, un ragazzo di 22 anni, è rimasto ferito in un gravissimo incidente sul lavoro: un macchinario gli ha stritolato e strappato il braccio destro. “Non c’era tempo da perdere – spiega Viola. L’intervento è iniziato immediatamente, al punto che parte della diagnostica è stata completata direttamente in sala operatoria. L’emergenza era dettata dalla sezione dell’arteria brachiale e il paziente era a rischio di emorragia” spiega Erika Maria Viola, Direttore dell’UO di Ortopedia dell’Ospedale di Cremona. “Naturalmente è stato un grande lavoro di squadra che ha coinvolto in modo multidisciplinare l’équipe di Radiologia, Anestesia, Chirurgia Vascolare, Ortotrauma e Neurochirurgia. Tutti i passaggi sono stati condivisi, c’è stata grande collaborazione fra i diversi specialisti – continua Viola. Insieme a me in sala operatoria c’erano Vittorio Baratta (Responsabile Chirurgia Vascolare), Alessandro Morandini (Neurochirurgo) e Stefano Caprioli (Ortopedico) Ahmed Ajiour e Fabiola Harizaj, (Anestesisti). Tutto si è svolto con il supporto indispensabile del personale infermieristico del gruppo operatorio che ha mostrato grande motivazione, competenza e professionalità”. Ma come è stato svolto l’intervento: “Le tecniche chirurgiche utilizzate sono altamente specialistiche – aggiunge Viola. Anzitutto è stato necessario effettuare lo sbrigliamento dei tessuti contaminati necrotici, la preparazione dei tessuti sani e, in successione, la riparazione: bypass arterioso con innesto venoso autologo; stabilizzazione di radio ed ulna fratturati; stabilizzazione del gomito con fissatore esterno; tubulizzazione del nervo mediano sezionato a livello del terzo medio di braccio. L’arteriografia è stata eseguita durante l’intervento, grazie al supporto dei Tecnici di radiologia e dei Radiologi”.

Due settimane fa Massimiliano è stato dimesso: “utilizza il gomito bene e sta recuperando i movimenti di polso e mano. Come tutte le persone colpite da un trauma simile, ha realizzato l’evento a distanza di alcuni giorni. Non riusciva a focalizzare in termini di difficoltà e di tempi il percorso ed il traguardo. In questo lo hanno aiutato molto gli Psicologi dell’Ospedale e l’insostituibile sostegno dei genitori che hanno saputo percorrere ogni singolo giorno insieme a lui. Il percorso riabilitativo è ancora in progress per quanto riguarda la mano ed i gesti spontanei. Ad oggi il paziente esegue dei gesti, ma non ha ancora ripreso movimenti spontanei della mano. Per un recupero ottimale ci vorrà circa un anno – spiega Viola. A breve tornerà all’Ospedale di Cremona per l’ultimo innesto di cute, che avverrà in regime di Day surgery, ad opera del Dottor Gioachino Caresana (Direttore UO Dermatologia”.

Oggi Massimiliano ricorda quel brutto momento e le settimane successive: ““In un secondo mi sono ritrovato in mezzo ai rulli che hanno preso il mio braccio sino alla spalla, facendo il grande danno: recisione dei muscoli, dei nervi, frattura delle ossa. Questo è ciò che ricordo dell’incidente. Paradossalmente per tutto il tempo che sono rimasto imprigionato nella macchina, gli stessi rulli, hanno fatto da laccio emostatico. Pensavo di aver perso il braccio. Ero nel panico. I miei colleghi sono stati bravissimi a intervenire e chiamare i soccorsi. Hanno cercato di tranquillizzarmi, anche se mi sentivo svenire. Ero in preda al dolore più lancinante che potessi provare. Poi mi sono ritrovato con un sacco di gente intorno, gli operatori del 118, i carabinieri e i vigili del fuoco che mi hanno liberato. Ho cercato di stare concentrato sul dolore, anche se ero rassegnato, pensavo il mio braccio non c’è più. Poi il nero, non ho più ricordi. Il primo ricordo netto è dal letto della Terapia Intensiva. Ero intubato – a dire il vero avevo tubi dappertutto – , avevo vicino i miei genitori. Ho chiesto con lo sguardo alla mamma se il braccio c’era ancora, lei mi ha risposto: sì”. Certo i prossimi mesi saranno non facili. ““In genere le persone si abbattano davanti al dolore, in realtà penso che il dolore possa anche insegnare. Certo, non sto dicendo di essere contento per quanto è successo, ma affronterò ciò che mi aspetta, passo a passo, con disciplina ed energia. La mia gratitudine va a chi mi ha soccorso, a chi mi ha operato e assistito, alla mia famiglia, a Sara (che è la mia ragazza) e ai colleghi che mi sono stati vicini”.