Home Como Como, la piscina inagibile ormai è un mistero

Como, la piscina inagibile ormai è un mistero

Como, 13 febbraio 2020 – Si può navigare a vista, ma di certo non nuotare a vista come dimostra il caso della piscina di Muggiò chiusa dal luglio scorso per fantomatici lavori che nessuno ha fatto e per una convenzione che malgrado le buone intenzione, del Comune e della Federazione Nuoto, nessuno ha sottoscritto.

Sette mesi di autentico delirio in cui è stato fatto tutto e il contrario di tutto, oppure come si dice da più parti non è stato fatto niente. Prima la vasca olimpionica è stata tenuta piena d’acqua perché timore di danni strutturali, poi svuotata in fretta e furia per una perdita di cui si attende ancora la riparazione, a quanto sembra perché manca un tubo. «Il tubo non c’entra un tubo – si lascia sfuggire uno sconfortato Giovanni Dato, presidente di Pallanuoto Como – La problematica della perdita d’acqua si è presentata a fine dicembre. Allora ci chiediamo per quale motivo nulla è stato fatto prima per firmare la convenzione? E allora diteci perché la piscina non poteva essere aperta prima; il danno alle società, agli utenti e alla città tutta è enorme. Non possiamo sorvolare sul fatto che per incomprensioni, punti di vista diversi, capricci amministrativi si è arrivati a questo punto creando un danno economico alla nostra città».

Agli oltre 1.500 tesserati della società sportive che si allenavano a Muggiò, costretti a una diaspora da sette mesi si sono aggiunti i dipendenti dell’impianti. A luglio 2019, quando la piscina ha chiuso per interventi di manutenzione che si sarebbero dovuti concludere entro settembre, tra assunti e collaboratori se ne contavano 31, sette mesi dopo è rimasto solo il direttore che l’altro giorno ha dovuto rescindere il contratto con il manutentore. L’unico a ostentare un moderato ottimismo è l’assessore allo Sport Marco Galli, nei giorni scorsi nel corso di un incontro con le società sportive ha ribadito che spera di trovare una soluzione che consenta di riaprire la piscina entro la metà di marzo. «Da settembre a febbraio sono circa 180 giorni di chiusura – il commento ironico di Stefano «Tete» Pozzi, l’allenatore delle Rane Rosa – Ogni quindici giorni circa mi hanno comunicato che si era vicini alla riapertura, in pratica da settembre a oggi me l’hanno ripetuto dodici volte. Quindi va bè fa nulla, grazie lo stesso ci vediamo tra quindici giorni».