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Carpiano, volontari sulle strade da 25 anni

Carpiano, volontari sulle strade da 25 anni
Carpiano, volontari sulle strade da 25 anni

Carpiano (Milano), 19 febbraio 2020 – Opuscoli stampati in varie lingue, con l’elenco delle malattie sessualmente trasmissibili. C’è anche questo, il tentativo di fare prevenzione sanitaria, nell’attività delle unità di strada, gruppi di operatori specializzati nel contatto e il dialogo con le prostitute. Il lavoro di queste squadre di aiuto, il cui ultimo obiettivo, per quanto possibile, è quello di strappare le giovani dallo sfruttamento e dall’emarginazione, sta per compiere 25 anni. È dal 1996 che gli operatori di Lule e Fondazione Somaschi sono presenti sulle strade da sempre al centro del mercato del sesso, per avvicinare le ragazze e offrire assistenza. Un’attività preziosa per le donne che si prostituiscono sulla Paullese e la Binasca, due fra le arterie del Milanese dove il fenomeno è più diffuso, sia di giorno che di notte.

All’attività di Lule, che nel 2019 sulla Binasca ha avvicinato 138 ragazze, si somma quella di Fondazione Somaschi, operativa anche sulla Paullese. «Ogni équipe è formata da almeno tre persone: un educatore, o uno psicologo, affiancato da volontari e tirocinanti. Facciamo in modo che in ogni squadra ci siano un uomo e due donne perché alcune ragazze preferiscono rapportarsi con persone del loro stesso sesso, altre, al contrario, con figure maschili”, spiega Isabella Escalante, coordinatrice dei servizi di Bassa soglia per la Fondazione Somaschi. L’approccio degli operatori è discreto: “Se vediamo che le ragazze subiscono pressioni da parte di chi le controlla tendiamo a non fermarci, o a ridurre al massimo i tempi del contatto per non creare loro dei problemi”. “La maggior parte chiede di poter accedere a visite e controlli sanitari – prosegue l’esperta – Molte sono spaventate dal rischio di Aids e sifilide, tanto più che diversi clienti sono disposti a pagare cifre più alte per avere rapporti non protetti. Noi cerchiamo di fare informazione anche in questo senso”.

Nel Sud-Est Milanese sono centinaia le donne che battono i marciapiedi delle strade più trafficate, dove il flusso di auto è maggiore ed è facile agganciare i clienti dalle piazzole di sosta e le aree di servizio. Le nazionalità più rappresentate sono nigeriane, romene e albanesi. E se per alcune donne il Sud Milano è solo una zona di passaggio, per altre è un punto di approdo, l’ultima frontiera della tratta. In alcuni casi bastano 20 euro per contrattare il costo di una prestazione, un tariffario che contribuisce ad alimentare la richiesta da parte di uomini, per lo più italiani, di ogni estrazione sociale e fascia di età.

Di fronte a un fenomeno articolato e complesso, dietro il quale spesso si nascondono organizzazioni pronte a dividersi il territorio secondo logiche di guadagno, i Comuni hanno le armi spuntate. I sindaci cercano di affrontare l’emergenza con ordinanze e regolamenti, che tuttavia non risolvono il problema alla base e hanno il solo effetto di spostare le lucciole da un territorio all’altro. Una situazione che sembra non avere soluzione, mentre l’offerta continua ad alimentare la domanda in un mercato sempre fiorente, al riparo da ogni sentore di crisi. In questo contesto, le richieste di maggior decoro e sicurezza, in arrivo dai residenti e i comitati delle zone più colpite dal fenomeno sono destinate a rimanere senza risposta. “La prostituzione indoor, in appartamenti e centri massaggi, rappresenta un altro aspetto e riguarda, ad esempio, le orientali – conclude Isabella Escalante – Abbiamo un’équipe che si occupa anche di questo”.