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Calibro 35, è arrivato il nostro “Momentum”

Milano, 7 febbraio 2020 – Dalla riflessione sulla Decade passata alla fotografia del Momentum attuale. Calibro 35, la band più internazionale di Milano (o la più milanese delle band internazionali), con il nuovo album, uscito per la Recordkicks, bastione della musica indipendente in città, cambia la lente dell’obiettivo. E alza il tiro. Ne parliamo con Tommaso Colliva; fondatore, produttore e compositore del gruppo prima del concerto di Milano, il 19 febbraio al Fabrique.

Com’è fare musica in questa città?

“Molto interessante. Nessuno di noi è nato a Milano, però nelle nostre traiettorie ci siamo trovati a gravitare su questa città. Io stesso sono stato sei anni a Londra, ma nel 2019 ho deciso di tornare perché qui c’è possibilità di fare musica e farla bene. Ci sono anche molti artisti con i quali lavorare e collaborare. Negli ultimi anni Milano ha seguito un copione già visto a Los Angeles. Nel senso che è diventata una città in cui si registra e produce tanta musica ma da cui non sono emersi molti artisti. Roma, per esempio, da questo punto di vista ha dato più risultati. È un po’ la storia del blues. Cantanti e musicisti si trasferiscono dove si sta meglio e vanno via dove ci sono meno possibilità di vivere seguendo i loro obiettivi”.

Trovate ancora ispirazione da Milano?

“Sicuro. Milano, secondo me, è una città molto internazionale e contemporanea, pur rimanendo di diemnsioni ‘maneggevoli’. E’ una città capace di stare al passo con i tempi. Questo si sente nel nostro nuovo disco, che cerca di uscire dalle atmosfere della mala milanese dei primi lavori. Da film come ‘Milano calibro 9′, con il Duomo e la nebbia, alla volontà di affacciarsi un po’ di più su quello che è Milano oggi”.

C’è un posto di Milano a cui dedichereste un brano?

“Il quartiere dell’Isola rappresenta bene questa evoluzione. Il nostro primissimo concerto in Italia fu al vecchio Biko di via De Castiglia. Ora mi capita di passare in quella zona e non riconoscerla più. Quando mi trasferii a Milano per la prima volta, circa vent’anni fa, non era una città che cambiava così rapidamente. C’è stato un mutamento molto chiaro e tangibile, senza perdere però la sensazione di arrivare in piazza del Duomo, per esempio, e coglierne la bellezza”.

Quale suono rappresenta meglio la Milano attuale?

“Ci sono un sacco di rapper, per esempio, che non sono milanesi e si fanno forte della loro appartenenza territoriale che però sono venuti qui a vivere e fare musica. Oggi, se vogliamo cercare un suono che ci parli della contemporaneità milanese, ignorare rap e hip-hop sarebbe sbagliato”.

Alcuni esempi?

“Non c’è un rapper più romano di Noyz Narcos, eppure vive a Milano da non so quanto tempo. Ensi indossa la maglietta di Torino quando si esibisce. Eppure anche lui vive a Milano. E ce ne sono tanti altri. Tutti questi artisti si sono trasferiti a Milano per proseguire nella carriera, senza ledere il loro Dna, senza ‘tradire’ la città di cui sono originari. Questo vuol dire che il suono di questa città oggi è molto meticcio. Un fenomeno che ha toccato anche la nostra musica. La città da cui siamo partiti come Calibro 35 era una Milano molto milanese, quella dei film della ‘trilogia del milieu’ di Ferdinando Di Leo, dove i personaggi di qualsiasi strato sociale erano pienamente meneghini. A differenza di quello che succedeva per altre città del cinema anni ’70, Torino in primis, che erano pellicole in cui dominava lo scontro fra sud e nord, con il lavoratore meridionale e il padrone o il quadro di Torino”.

Che film potrebbe accompagnare il vostro ultimo disco?

“Di genere sci-fi. Una pellicola distopica. ‘Momentum’ cerca di essere contemporaneo, di fotografare il ‘qui e ora’. Vivisezionando il disco ci intravedo rimandi al passato, ma anche previsioni su ciò che supponiamo potrebbe accadere fra un anno e illazioni musicali su un orizzonte a breve termine, i prossimi cinque anni. Quindi più che un film mi viene in mente una serie distopica, come ‘Black Mirror'”.

C’è un film di cui avreste voluto comporre la colonna sonora, invece?

“Mi vengono in mente molti film dei quali ho apprezzato molto l’accompagnamento. Per rispetto, quindi, non ne toccherei una nota. Una bellissima pellicola che ho sempre pensato avesse una colonna sonora non dello stesso livello del film è ‘Un borghese piccolo piccolo'”..

Come nasce un vostro brano?

“Il modo di comporre è in continua evoluzione. Siamo partiti tredici anni fa come quartetto riarrangiando per il primo disco materiale studiato per un’orchestra. Un approccio da cui ci siamo allontanati, componendo musiche nostre. Tutti noi abbiamo scritto pezzi per il nuovo disco e ognuno di noi, a seconda del background, ha uno stile molto diverso. C’è chi arriva con il pezzo già arrangiato e diviso in parti. C’è chi arriva con un’idea forte, che poi viene cucinata insieme. C’è stato un enorme cambiamento tra il disco precedente e questo ultimo lavoro. Questo perché ‘Decade’ è stato registrato con un ensemble di dodici elementi, dettaglio che ci ha obbligato ad arrivare in studio con i pezzi già scritti. Con ‘Momentum’, invece, siamo tornati alla formazione a quartetto. Questo ci ha permesso di adottare un processo compositivo molto più da work in progress”.

Che musica ascoltate mentre realizzate i vostri dischi?

“Mentre registriamo non ascoltiamo nulla. Anche perché siamo molto veloci. Non c’è tempo per ascoltare altro. Però condividiamo molta musica nel periodo precedente, quello di gestazione. Fra le influenze di ‘Momentum’ ci sono gli album che abbiamo condiviso mentre eravamo in tour. Quello dei ‘The comet is coming’, il disco di Tony Allen che rende omaggio ad Art Blakey, l’album della rapper Little Simz”.

È complicato riprodurre dal vivo i vostri dischi?

“Con ‘Momentum’ è la prima volta che ci troviamo in questa situazione. Questo è il primo nostro disco che, in parte, è post prodotto. In maniera creativa, però, senza voler togliere gli errori di esecuzione. In parte perché abbiamo imparato a farne il meno possibile, in parte perché oggi non ci preoccupiamo di togliere errori e puntare alla perfezione. Questa volta, dopo la registrazione, abbiamo voluto mettere una nuova ‘lente sonora’ in qualche passaggio per garantire un impatto completamente differente a parti del nostro sound. Questo richiede una fase di preparazione più approfondita per i concerti”.

Con quali artisti vorreste collaborare?

“Al momento me ne vengono in mente due. Una è la rapper inglese della quale parlavo prima, Little Simz, perché so che alcuni di noi sono in fissa con il suo disco. L’altro è il gruppo brasiliano Bixiga 70, una band abbastanza affine a Calibro 35, che ha una sezione fiati pazzesca”.

Uno dei mali della musica contemporanea è la sostituzione dell’uomo con la tecnologia?

“In parte sì. La tecnologia ci semplifica enormemente la vita e questo è di sicuro un bene. Però, di contro, ci fa disimparare alcune cose che nella musica è bellissimo fare. Oggi, per dire, si può realizzare musica con il cellulare, ma è vero che stiamo perdendo gradualmente capacità non solo tecniche, che sono quelle che meno mi preoccupano, ma anche la capacità di assegnare significato e valore ad attività fondamentali nel processo di comporre. In questo disco abbiamo cercato di bilanciare queste due istanze: da un lato abbiamo voluto abbracciare la contemporaneità, dall’altro abbiamo voluto avere un approccio sano con la tecnologia, che non ci facesse perdere di vista il vero obiettivo di creare musica, che è quello di comunicare con le persone”.