Brescia, altre accuse piombano su Felice Maniero

Brescia, altre accuse piombano su Felice Maniero
Brescia, altre accuse piombano su Felice Maniero

Brescia, 15 febbraio 2020 – Nuovi guai giudiziari per Felice Maniero, l’ex boss della Mala del Brenta arrestato lo scorso ottobre per maltrattamenti e lesioni nei confronti della sua compagna di vita, la madre della sua ultima figlia. Ieri in occasione dell’inizio del dibattimento, si è subito registrato un piccolo colpo di scena: il pm Lorena Ghibaudo ha depositato ai giudici della prima sezione penale – presidente, Roberto Spanò – quattro nuove contestazioni. Dal carcere di Voghera infatti ‘Felicetto’, 65 anni, leggendario curriculum criminale, avrebbe fatto pressioni sui figli e sulla cognata per obbligare la compagna a ritrattare le accuse. Minacce e violenza privata in continuazione con i maltrattamenti, le imputazioni aggiuntive.

«Non rilascio dichiarazioni. Mi fate però parlare due minuti con il mio avvocato? Non sono stato nella condizione di scegliere”, si è limitato a dire l’imputato in videoconferenza da Voghera, seduto di spalle per ragioni di sicurezza. L’avvocato Luca Broli, che lo difende, ha chiarito: “Maniero la mattina in cui era stata celebrata l’udienza preliminare (il 10 gennaio, ndr) non mi ha potuto parlare, così è stato rinviato a giudizio. La sera precedente era orientato per il rito ordinario, ma all’ultimo aveva deciso per l’abbreviato. Non gli hanno però dato il permesso di telefonare”. L’ex boss non ha mancato di sollevare la questione scrivendo personalmente al gup, Alessandra Sabatucci.

Ma anche nel dicembre precedente, stando alla Procura, si sarebbe dato da fare scrivendo, in questo caso ai familiari, per levarsi di dosso l’accusa di compagni violento. Tramite i figli, con i quali aveva colloqui in carcere, avrebbe infatti intimato alla sua donna, dall’estate precedente in comunità protetta, di ritrattare imponendole di scrivere una lettera raccomandata ai magistrati. “Protraendo così le vessazioni in danno della ex – si legge nel capo d’imputazione – e continuando a costringere la persona offesa a vivere in un costante stato di soggezione e paura, anche per l’incolumità psico-fisica dei di lei prossimi congiunti, a loro volta destinatari di minacce”. La figlia della coppia avrebbe reagito tentando di rallentare le visite al padre, il quale non sarebbe andato tanto per il sottile spiegandole che qualora non avesse ripreso i colloqui avrebbe fatto finire pure lei “sulle cronache dei giornali”.

L’avvocato Germana Giacobbe, che assiste la vittima e incontra spesso la figlia dei due, conferma: “Ho visto un biglietto, che però ora non si trova più”. Le pressioni non avrebbero risparmiato nemmeno il figlio (che Maniero ha avuto dalla precedente compagna, sorella della attuale) ricattato (‘ti faccio sequestrare l’appartamento’) e spinto a intercedere persino con la zia, a sua volta minacciata (‘Ti faccio andare su tutti i giornali’) per convincere la vittima a cambiare idea. Dal 2010 tornato in libertà dopo avere pagato i conti con la giustizia ed essere diventato una ‘gola profonda’, Maniero per 9 anni aveva vissuto sotto falso nome Brescia con la compagna, con cui sta dal 1994, e la figlia, poco più che maggiorenne.
La vicenda dei maltrattamenti è venuta a galla perché la signora nel maggio scorso era finita in prontosoccorso per una forte cefalea e ai medici aveva confidato di vivere in casa una situazione “insostenibile”. Schiaffi, pugni, insulti, minacce, ritorsioni. L’imputato ha ammesso di avere allungato qualche schiaffone e di essersi lasciato andare a insulti e pressioni nell’ambito di una forte crisi coniugale, ma ha negato i maltrattamenti. I giudici hanno concesso i termini a difesa e riconvocato le parti il 31 marzo.