Bambino rapito e vissuto con l’Isis, il papà: “Sta bene e ha ritrovato gli amici”

Bambino rapito e vissuto con l'Isis, il papà:
Bambino rapito e vissuto con l'Isis, il papà: "Sta bene e ha ritrovato gli amici"

Monza, 17 gennaio 2020 – “Si sta riprendendo, io lo sto seguendo molto a casa insieme alle mie figlie anche perché in questo periodo non lavoro, appunto perché devo occuparmene. Sta riprendendo l’uso dell’italiano. Verrà nei prossimi giorni una maestra a dargli delle lezioni a casa e poi si iscriverà di nuovo alla scuola elementare in quinta. E’ tranquillo, ha ritrovato i suoi amici che aveva prima in paese e che vengono a trovarlo”. Queste le parole del papà di Alvin, il ragazzino di 11 anni di origini albanesi ma nato in Italia, portato da Barzago, nel Lecchese, in Siria dalla madre Valbona Berisha, che lasciò il marito (e padre del bambino) per arruolarsi dell’Isis. Era il 18 dicembre del 2014 quando il bambino lasciò la sua casa con la mamma per espatriare: la donna è morta in un’esplosione e il minore, rintracciato in un campo profughi, è rientrato in Italia solo di recente dopo l’impegno del padre e l’intervento del governo. 

“E’ stato operato al piede dove ha riportato una grave lesione al tallone, stiamo facendo fisioterapia e sarà di nuovo ricoverato per un altro intervento. Di quello che è successo ha preferito parlare poco, e praticamente mi ha detto qualcosa solo quando sono andato a trovarlo in Siria nel campo Al Hol; mi ha detto che era fuori della casa dove abitavano quando è venuta una bomba dal cielo e la casa è stata distrutta con quelli che c’erano dentro e cioè sua mamma Valbona, il combattente cui si era legata, e un loro figlio piccolo che aveva appena cominciato a camminare. Quindi solo lui si è salvato. Non ha saputo dirmi chi poi lo abbia trovato”, le parole pronunciate dall’uomo prima della sentenza con cui il giudice di Milano Guido Salvini deciso il non doversi procedere nei confronti della donna in quanto il reato è estinto per morte dell’imputata. 

Toccante il passaggio in cui spiega quando ha saputo che era stato trovato: “In giugno ho potuto vedere una fotografia e con grande commozione l’ho riconosciuto subito e mi sono adoperato perche’ fosse aiutato. Ero andato addirittura otto volte in Siria. Nel campo era solo in una tenda tra moltissimi bambini senza una famiglia”. Poche parole sulla moglie: “Si e’ certamente radicalizzata via internet anche perche’ io lavoravo dalla mattina alla sera e lei stava a casa e poteva accedere ai siti di propaganda”. E un grazie a chi gli ha restituito il figlio: “Ringrazio molto le autorita’ italiane che ci hanno aiutato”.